“Vorrei essere una canzone”, la rivoluzione romantica de Lo Stato Sociale

lo stato sociale vorrei essere una canzone

 

Ancora una volta Lo Stato Sociale abbatte gli schemi delle convenzioni sociali, e lo fa con un pezzo inaspettatamente dedicato all’amore e alla libertà di poterlo professare senza vincoli. “Vorrei essere una canzone” è un brano romantico, delicato, ricco di quei particolari minuscoli che fanno bene al cuore. Ma nello stesso tempo è un brano con un impegno preciso, diretto, senza sconti. Quello di difendere la libertà dell’amore, non solo lanciando il suo videoclip nel giorno di San Valentino, ma mettendo al suo interno un finale provocatorio e destabilizzante. Sono proprio i 5 ragazzi bolognesi i protagonisti della rivoluzione romantica che si sono prestati a rappresentare senza paure, lasciando parlare l’insieme di baci senza discriminazioni che all’improvviso s’impadroniscono della scena.

Credo sia la nostra prima vera canzone d’amore.
non c’è rabbia, non c’è voglia di prendere per il culo, non c’è bisogno di scappare.
c’è bisogno di esserci, di camminare accanto con leggerezza, di combattere la solitudine con una battuta e di fare le cose assieme. senza sesso, senza smancerie e senza dichiarazioni. accanto, come gli argini di un fiume. perchè si nasce e si muore soli, e quello che c’è in mezzo si moltiplica solo dividendo. e non è per nessuno, anche se chiunque l’abbia sentita mi chiede a chi è dedicata, beh… non pensavo a nessuno.
non ha un volto, non ha una voce, non ha un nome da evocare o un numero di telefono da chiamare quando sei ubriaco. è quello che vorrei poter essere per gli altri, è quello che non so essere fino in fondo. è il mondo conciliato che sogno, almeno finchè non esiste. è il mio modo per uscire dalla solitudine e stare insieme al mondo.
è la canzone più intima e fragile che abbiamo mai scritto. abbiatene cura.

hanno dichiarato sulla loro pagina facebook con la pubblicazione del brano.

Dopo il successo del singolo Amarsi Male, Vorrei essere una canzone è la seconda anticipazione dell’attesissimo nuovo album Amore, lavoro e altri miti da sfatare, in arrivo il 10 marzo prodotto da Garrincha Dischi in licenza per Universal Music Italia.

Le strofe del componimento erano state anticipate da diversi post social, che ora finalmente hanno preso la forma di una vera canzone. Non una qualsiasi, ma quella che ti prende dritto al cuore quando l’ascolti, che quando sei in auto ti fa venir voglia di evitare le gallerie, di tener chiusi i finestrini, di mandar via la solitudine nel traffico, di restare a sentirla anche a motore ormai spento. La stessa che canti spontaneamente per strada, che ti fa perdere il filo del discorso, che ti dice chi sei senza fartelo capire.

Ecco, il desiderio del protagonista – che potrebbe essere ognuno di noi – è impersonificare quella canzone, mettendo al servizio dei sentimenti il suo potere di rendere tutto superfluo e di concentrare le uniche cose importanti nello spazio di “un lento a luci accese”.

Vorrei essere la canzone
per cui non vedi l’ora di uscire da una galleria
O anche solo quella che ti fa chiudere i finestrini

Vorrei essere la canzone
Che lasci finire prima di scendere dalla macchina
Quella che ti fa sentire che non sei sola nel traffico

E passare come piccole stazioni di provincia
Appena presa l’autostrada
E restare come gli ultimi ubriaconi
Per l’ultimo lento a luci accese

Vorrei essere la canzone per cui stringi le cuffie di nascosto in metropolitana
O che canti quando sei sola per strada e quando passa qualcuno fai finta di sbadigliare
Vorrei essere la canzone che ti fa perdere il filo del discorso
La canzone che ti dice chi sei senza fartelo capire

E passare come piccole stazioni di provincia
Appena presa l’autostrada
E restare come gli ultimi ubriaconi
Per l’ultimo lento a luci accese

E scordare le parole quando sono
Se per caso penso a te
Siamo soli mentre chiudono i locali
Per l’ultimo lento a luci accese

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