Vasco Rossi e la maturazione di Sally: un’anima sopravvisuta alla vita

sally

“Una canzone come Sally  viene una volta ogni venti anni”, così Vasco Rossi commenta lo straordinario successo di uno dei suoi pezzi migliori. La canzone, apparsa per la prima volta nell’album “Nessun pericolo per te” nel 1996, entrò successivamente a far parte di altre raccolte: “Buoni o cattivi Live Anthology” (2005), “Tracks” (2002), “Rewind” (1999). All’epoca, la ballata, volutamente sprovvista di un video che la rappresentasse, diede subito l’idea di una storia che doveva bastare a se stessa. “Inizialmente – racconta Vasco in un’intervista a Rockol del 1999 – pensavo a una donna di 30, 35 anni, poi mi sono accorto che mi ci sentivo dentro anch’io… e tra le righe ci sono tanti sensi nascosti. Lì ci sono tutto io.”

Non è necessario specificare quali siano le ragioni e i fatti che hanno contraddistinto la vita della protagonista: perché tutto è riconducibile al trascorso – mai del tutto “trascorso“ – esistenziale, che, accomunandoci tutti, universalizza la storia di Vasco/Sally, liberandola sia da una componente meramente autobiografica, che da interpretazioni a lungo falsate e banalizzate. Ciò che rende Sally speciale non è una presunta condizione patologica o una realtà sociale disagiata, ma la sua stessa storia, il percorso esperienziale ed interiore che l’ha portata ad essere quella che è: una donna che non ha aggirato gli ostacoli della vita, ma ci è passata attraverso, riuscendo a risorgere dalle macerie di ogni crollo emotivo e a dare nuova forza alle fragilità per cui era stata punita. Bastano delle sviste, delle piccole distrazioni, e un destino sfacciato è subito pronto a catapultarci nel suo vortice impenetrabile, alla cui natura folle non possiamo che replicare con un singolare, seppur paradossale, equilibrio.

Perché la vita è un brivido che vola via,

è tutt’un equilibrio sopra la follia

recitano i versi più famosi della canzone. Il risultato dell’antinomia è una latenza d’indifferenza, un’accettazione della realtà, una nuova sensibilità nell’osservare il mondo. Non più con quell’inconsapevole innocenza che leniva l’amarezza con carezze ed abbandoni, ma con una rinvigorita solidità spirituale, che elude quei momenti nell’attimo stesso in cui li rievoca.

Adesso Sally pensa a viversi, a concentrarsi, a lavorare sui segni indelebili del passato che l’hanno portata a rammaricarsi per tanto tempo, ma improvvisamente non più: ella è cosciente che non tutto è andato perduto, e che il presente, se svuotato dalle negatività e dai sensi di colpa, non è poi così male.

Qualcosa si è salvato”, qualcosa che nonostante tutto, prova e riesce a cogliere stoicamente con un’eroica leggerezza, quasi un ritorno alla giovinezza, ma con uno sguardo nuovo, più vigile, cauto, irrobustito dalle intemperie di un’esistenza che non sempre lascia intatti i nostri cuori.

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