Tra le pieghe di “Un giorno di vento” – il disco/racconto di Emanuele Colandrea

vento

In uscita il 31 marzo il nuovo progetto discografico di Emanuele Colandrea: “Un giorno di vento”, un disco/racconto composto da 9 piccole storie, fondate e giocate semanticamente sul ruolo del tempo e del destino nelle nostre fragili esistenze.

“Un giorno di vento” non è un vero e proprio album. È una storia, un breve racconto che mette insieme le vicissitudini di alcuni personaggi ritratti nelle canzoni. È quindi un disco sia da ascoltare che da leggere e il live sarà un concerto/spettacolo.

ha commetanto Colandrea, pubblicando lo streaming di “Un giorno di vento” a questo link http://www.29rec.com/it/emanuelecolandrea/, dove sarà possibile ascoltare il disco per dieci giorni, prima dell’uscita nella doppia versione del 31 marzo (una con le sole canzoni e l’altra composta dalle canzoni e dal racconto); e della presentazione al teatro Quirinetta di Roma. L’evento speciale, che si svolgerà proprio nella serata di pubblicazione, vedrà alternarsi due momenti: nella prima parte il concerto/spettacolo e nella seconda le altre canzoni di Emanuele. Durante i live sarà in vendita la versione fisica dell’album caratterizzata da uno speciale packaging. 

Questa è una storia che vive a cavallo di più realtà, è una storia di segreti, di desideri espressi e nascosti in mare, è una storia in cui i personaggi cercano, o meglio, ricercano, ricercano la bellezza della leggerezza degli anni, ricercano il ticchettìo perfetto del tempo, ricercano il ritmo del proprio destino perché il destino si sa, va sempre a tempo.

Partono da qui i 9 capitoli/canzoni della storia di “Un giorno di vento”, un collage in musica di premonizioni, di bellezza che non demorde, di ricordi scaduti, di aspettative che sanno aspettare, di spensieratezza congenita, di troppa magrezza che stanca, di pensieri carcerati, di segreti svelati, d’amore e di quel destino compagnone che si diverte a giocare allo schiaffo del soldato.

L’atmosfera creata dai suoni raffinati si insinua con delicatezza, catturando l’orecchio per poi avvolgere lentamente ogni corda dell’anima. La voce di Emanuele incanta ed incatena l’ascolto. Con eleganza, malinconia, disarmante dolcezza.

Il primo protagonista, “L’uomo con le rughe” è un pieno di memoria e ricordi che riafforando ridonano il sorriso. Un sorriso corroso dall’età, dai giorni vissuti senza filtro camminando distratto e timoroso nel traffico di nomi e di persone.

L’uomo con le rughe si diverte a calcolare ogni sera con le dita l’allegria della sua stanza, trova qualcosa da ridire sul soffitto troppo basso secondo lui per imparare a volare.

Da questa frase si sviluppano le restanti tracce del disco, tutte dettate da un tempo esterno ed universale, e uno interno, invisibile, che scandisce le corse e le pause del cuore lungo la strada che separa ogni uomo dal suo cielo, dalla buona stella che spera di veder cadere.

Claudia “Si diverte a calcolare” la perfezione del suo seno e la presunzione del “nuovo” volto da 50enne rifatta, e ha dimenticato (o volutamente ignorato) quante facce ha già adoperato prima di questo cambiamento che la vede ancora sola davanti a uno specchio.

Ma intanto fuori il tempo passa e come sempre il tempo passa normale, e come il tempo la bellezza cambia, ma la bellezza cambia e rimane. 

Ludovico si alza ogni mattina senza traccia del passato, un vuoto di memoria che trasforma “Ogni sera” in un nuovo inizio, in una partenza con ricordi a scadenza, che ogni giorno s’infrangono negli occhi di Mara, di cui si innamora instancabilmente ad ogni risveglio.

Ludovico è felice ma ha una specie di tristezza in mezzo al cuore, sa che non potrà mai avere un segreto da svelare.

Con le dita” puoi contare tutto quello che ti pare, compresi il tempo necessario e quello superfluo.

Con le dita abbiam scoperto quanto è inutile parlarsi

se uno ha a disposizione una vita intera e la voglia di toccarsi.  

Nel“L’allegria della sua stanza” c’è invece la spensieratezza e la bellezza del corteggiamento, che soffia e fa librare di incostante felicità.

Corteggiami se vuoi sono nuvola,

vado e vengo, resto il tempo di una lacrima.

Francesca “Trova qualcosa da ridire” nonostante i suoi 16 anni, perdendosi nel pensiero del come, dove e quando crescerà; e attaccandosi patologicamente all’idea di una bellezza fatta di obbligata magrezza, riducendosi a nascondere le sue paure tra le schegge dell’ennesimo specchio rotto.

Ha un principio di paura che ha a che fare con la bellezza, e crede che la leggerezza sia soltanto una specie di salvezza.

“Sul soffitto troppo basso” che Alberto osserva da due anni nella sua stanza/cella, non c’è modo di guardare oltre, anche se la stampa sulla sua maglietta sostiene che “il cielo è un diritto di tutti”. Ma il tempo passato ad espiare i desideri espressi male diventa un fardello secondario rispetto al silenzio scomodo che ormai conosce a memoria,

come conosce quel soffitto troppo basso pure per appiccicarci stelle finte.

Mario vive in base alle sue premonizioni e alla sua serietà d’intenti, ma anche “Secondo lui” arriva un momento in cui bisogna lasciare da parte le sicurezze e affidarsi al destino, prendere un treno, inseguire un sogno necessario.

Mario è un tipo serio, ma come tutti nasconde almeno un desiderio.

L’amore di Leonardo e Nina fa da chiusura al disco, in un crescendo emozionale che racchiude l’ascesa sentimentale in cui veniamo catapultati dal caso quando decide di regalarci uno di quegli incontri che cambiano la vita. E ogni ricordo, ogni abbraccio, ogni passo in due, sono solo modi diversi che il destino ci offre “Per imparare a volare”.

Ci si incontra per caso in un giorno di vento e si rimane incastrati negli ingranaggi del tempo.

Ci si incontra per caso e si diventa un destino. 

Di ricordi si vive, di ricordi in comune, e si rimane abbracciati anche tutta una vita per imparare a volare.

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