The sad truth is that the truth is sad – ho creato questa pagina perché..

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Ho creato questa pagina cinque anni fa, in un momento che definire brutto non basta. Un ‘momento’ che perdura tutt’ora, in perdite mai sostituite, in ferite mai rimarginate, in vuoti mai più riempiti. Non è stato l’amore a distruggermi, né quella persona di cui ormai a stento ricordo la faccia. È stata la delusione, la privazione di fiducia nei sentimenti, la consapevolezza che nulla vale la pena quando si è votati a un destino di sconfitte interiori.

E per quanto abbia investito tutte le mie forze, sempre e solo le mie uniche forze, nel crearmi alternative alla mancanza d’amore, nulla ha mai nemmeno sfiorato la verità della mia anima. Nessuno ha mai capito, o tentato di farlo. Ogni miraggio, ogni speranza riaccesa dal bisogno d’affetto che non sono riuscita a sopire, mutava presto in disinganno. Finché ho capito che niente può davvero guarire un cuore solo. E la solitudine non è l’assenza di compagnia, di amici, di interessi. La solitudine è non poter essere me stessa senza fingere, non avere un posto speciale nella vita di qualcuno, non essere felice. Essere importante ma mai indispensabile. E 29 anni vissuti nell’ombra delle esistenze altrui pesano, tanto. È una sensazione di nostalgia dell’irrealizzabile che non si può spiegare, ma che ferisce a morte ogni volta che le mie chimere si compiono senza sforzo nelle vite di chi ne ignora la fatica e lo stremo del desiderio inappagato.


Tutta la comprensione che non ho trovato nella mia realtà, cinque anni fa come ora, mi spinge qui, in questo angolo segreto (a chi non so), dove poter mettere da parte ogni filtro senza sentirmi inadeguata e giudicata. A VOI, oggi che noto con sorpresa che avete superato la soglia dei 50’000, va il mio grazie, per avermi sempre sostenuta e mai derisa. I pensieri, i messaggi, ogni piccolo o grande segno della vostra presenza hanno significato tanto per me, soprattutto in giorni come questo.

Grazie, davvero.

Chiara – The sad truth is that the truth is sad

ph. Robert and Shana Parkeharrison

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