“Stelle marine” – Le luci della centrale elettrica e i sogni dei migranti

stelle marine forma di fulmine

“In questa notte di disordine” Le Luci della Centrale elettrica  hanno pubblicato “Stelle marine”, primo singolo estratto da “Terra”, in uscita il prossimo 3 marzo. Un brano impegnato che affronta il delicato ed attualissimo tema delle migrazioni dalla prospettiva di una città moderna come Milano.

“Dentro ci sono gli insulti e le preghiere, dei canti allegri e struggenti, gli interessi dell’Eni, il cielo dipinto di blu metallizzato, chi si salva camminando sulle acque del Mediterraneo, la sabbia del Sahara che a volte ritroviamo sul parabrezza della macchina dopo che ha piovuto. La 90 che è la circolare esterna, l’autobus che prendevo appena arrivato a Milano sette otto anni fa sentendomi molto solo e molto contento di essere lì. Più che un singolo un’apripista, la settimana prossima uscirà un’altra canzone e quella dopo un’altra ancora.” – ha dichiarato Vasco Brondi pubblicando il brano sulla pagina facebook ufficiale della band.

ho sentito la tua voce in una conchiglia
l’acqua si impara dalla sete, la terra dagli oceani attraversati
la pace dai racconti di battaglia,
ho sentito la tua voce in una conchiglia

Sono migliaia le persone costrette a lasciare la propria terra d’origine per sfuggire alla disperazione. E la disperazione non nasce da vani sogni di gloria, ma da un presente negato nelle sue più piccole necessità, da un futuro bloccato nell’incertezza, nella paura, nell’ansia di non riuscire ad arrivarci vivi.

Questa canzone è la storia di tutte le vittime di una vita che non dosa mai concessioni e privazioni, vittime che hanno scelto l’unica alternativa al nulla, alla povertà più totale, al futuro mutilato, alla morte che li avrebbe investiti in ogni caso se non fossero saliti su un barcone, ignari di tutto quello che li avrebbe attesi, ma consapevoli del rischio che ogni scelta disperata comporta.

In questa notte alcuni superano i deserti
i mostri marini i loro destini
hanno i segni sui polsi dei sogni enormi e documenti falsi
in questa terra di laghi di vulcani
di corsie preferenziali persone sorridenti e cieli sereni
sono sacri gli interessi dell’ENI
in questa città stupenda dove si infrange l’onda migratoria
e dove vegli di chi passa
tutta la notte sulla 90

Sui loro corpi dall’identità spesso falsata i segni dell’umile speranza di una vita migliore, che al loro arrivo si scontra inevitabilmente con i ritmi destabilizzanti di una città come Milano  e con i sorrisi di chi non immagina lo strazio della traversata che li ha portati fin lì.

In questa notte buia
un razzo lanciato
come una stella filante un canto struggente arriva in centro
trasportata in centro
la sabbia del deserto
in questa terra di confusissimi sogni
d’oro, d’argento di cemento armato
il cielo è sempre più blu
blu metallizzato
in questa città tutto è illuminato
e fuori dalla stazione danze tribali esplosioni cartoline un bambino appena nato
le sue mani sembrano stelle marine
sembrano stelle marine
sembrano stelle marine

Ma in tanto caos inspiegabile ecco una nuova vita che si fa spazio “in questa terra di confusissimi sogni”, il ritmo del pezzo si fa sempre più incalzante e avvolgente, e “le sue mani sembrano stelle marine, sembrano stelle marine”.

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