“Stairway to heaven”: scala per il Paradiso o discesa verso l’Inferno?

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Pubblicata nel 1971, all’interno del quarto album dei Led Zeppelin, Stairway to heaven, è annoverata al trentunesimo posto tra le cinquecento canzoni migliori della storia, e contiene uno dei più famosi assoli di chitarra della tradizione rock.

Curiosamente non è stata mai incisa su un 45 giri, per un ostinato rifiuto della band di cedere alle richieste dei discografici e all’eventuale riduzione degli oltre otto minuti di durata del brano. Il testo venne composto da Robert Plant, in una sorta di ispirazione mistica tipica della ‘scrittura automatica’ degli spiritisti.

Lui stesso dichiarò: “Tenevo in mano un pezzo di carta e una penna e, per qualche ragione, ero di pessimo umore. Quindi, all’improvviso, le mie mani cominciarono a buttare giù parole. Me ne rimasi lì a fissarle e poi quasi balzai in aria per lo stupore.”

Il carattere oscuro ed emblematico del pezzo, emerge chiaramente già dai primi versi: “Cause you know sometimes words have two meanings” (Perché come sai a volte le parole hanno due significati), mostrando il bifrontismo tematico che attirò da subito le attenzioni e le discussioni del pubblico e dei critici. La scena si apre con la presenza di una donna in procinto di acquistare una scala per il Paradiso, fiduciosa di trovare dell’oro in tutto ciò che luccica. Questa immagine di una scalinata protesa verso il cielo la troviamo per la prima volta in un passo della Genesi all’interno della Bibbia.

Ma facendo scorrere ulteriormente il testo, emerge un altro personaggio, un pifferaio meno ottimista della figura femminile, e in qualche modo opposto ad essa, che incarna la ragione e che fortifica l’idea di un doppio percorso, di una doppia scelta: “Yes, there are two paths you can go by, but in the long run, there’s still time to change the road you’re on” (sì, ci sono due sentieri che puoi percorrere, ma a lungo andare c’è ancora tempo per cambiare quello che stai percorrendo).

Se si tratti di una decisione tra il bene e il male, del naturale percorso di ascesa verso il cielo, o di un invito a seguire un’entità malvagia, resta ancora oggi un mistero da sciogliere. Mistero alimentato dalle numerose accuse mosse all’autore e al gruppo per aver inserito nel brano messaggi subliminali di matrice satanica. Secondo alcune interpretazioni, infatti, un verso della canzone, ascoltato al contrario, conterrebbe un inno demoniaco.

In realtà non vi è alcuna prova che i Led Zeppelin abbiano volutamente usato la tecnica del backmasking per  diffondere contenuti rovesciati, e lo stesso Plant si discolpò così in un’intervista: “To me it’s very sad, because Stairway to Heaven was written with every best intention, and as far as reversing tapes and putting messages on the end, that’s not my idea of making music” (Per me è veramente triste, perché Stairway to Heaven fu scritta con le migliori intenzioni, e per quanto riguarda messaggi registrati al contrario, non è la mia idea di fare musica) D’altronde, la passione di Jimmy Page e di Robert Plant per le tradizioni celtiche e i culti esoterici, la profonda vena mistica, e la ricerca di una perfezione spirituale, non devono per forza essere associate al satanismo.

Ad ogni modo, anche se tra atmosfere alchemiche e percorsi incantati, Stairway to heaven resta un capolavoro ineguagliabile nella storia della musica, soprattutto per la sua struttura melodica, per l’instancabile carica emotiva che trasmette, per l’uso ineccepibile di voce e strumenti. L’arpeggio di chitarra acustica, il suono tenue del flauto, la voce di Plant a metà tra cantato e recitato e il potente assolo finale di chitarra elettrica in pieno stile hard-rock, lasciano ugualmente sospesa la nostra anima sia al primo che al millesimo ascolto.

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