Rino Gaetano: l’amara dolcezza di un amore supposto

rino gaetano

Supponiamo un amore – pubblicata nel 1974 all’interno dell’album d’esordio di Rino Gaetano, “Ingresso Libero” – racconta il pathos nullo di un sentimento non corrisposto, ma allo stesso tempo sperato, agognato, immaginato e descritto con una carica emotiva che poche altre canzoni d’amore hanno saputo eguagliare.

Seguendo la scia del primo brano del disco, “Tu, forse non essenzialmente tu”, che già preludeva un rapporto impregnato di malinconia, qui emerge a pieno la solitudine di amare per due, di lottare da soli per una passione che puntualmente va ad infrangersi  contro l’indifferenza dell’altro.

Il testo si consuma nel vano e doloroso tentativo di descrivere il ‘come sarebbe se..’, una lista di supposizioni, un susseguirsi di situazioni dolorose cui viene sottoposto l’amato, che attende invano davanti a un bicchiere, a una porta, a un telefono che squillerà solo per sentirsi dire “forse non verrò”.

Le attese interminabili, l’ansia che divora il cuore, le promesse mai mantenute, la speranza tradita da un costante rifiuto, non riescono però a scalfire minimamente la purezza e l’intensità del sentimento, che sopravvive oltre ogni falsa presenza e ogni continua mancanza. 

L’impossibilità oggettiva di costruire una relazione soccombe inevitabile a un’irrazionalità emotiva che porta l’innamorato a tacere ogni rancore, a implodere ogni paura, a continuare a trascinarsi esausto su una strada piastrellata di umiliazioni e di aspettative irreali, deformate, immotivate.

Supponiamo noi due un amore nulla più / supponiamo un amore che non voglio che vuoi tu.

Questa frase, reiterata per tutto il brano, mescola drammaticità e romanticismo, illusione e sconforto, sognante immaginazione e cruda realtà. Nell’amore a senso unico si diventa vittime inconsapevoli di se stessi, inautenticità e speranza si confondono, anche quando l’immobile viltà del silenzio della controparte rende evidente un disinteresse totale e irrimediabile, cui farà seguito una necessaria disillusione. E infatti nessun campanello suonerà, nessun sorriso farà capolino sul volto della vana attesa, nessun ricordo troverà vita al di fuori dell’invenzione, nessun mattino vedrà i due amanti uniti e vicini a ridestarsi dallo stesso sogno, a ritrovarsi negli occhi dell’altro, a bastarsi, ad essere finalmente in due.

Negli epiloghi preannunciati nulla può essere addolcito, così nel brano anche la voce di Rino è un crescendo di sofferenza. Prima ancora che le parole giungano a destinazione già si coglie tutta la grandezza del dolore, che nella sua naturale incomprensibilità si fa profondo e inconsolabile, arrivando dritto all’anima di chi ascolta, soprattutto a quella di chi sa quanto di impronunciabile si nasconde nel grido disperato di chi invoca un amore sordo.

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