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Report/ Vivere o morire – Motta e i compromessi della maturità

È l’Obihall ad ospitare la terza tappa del tour di Francesco Motta, un ritorno a casa per il cantautore toscano diviso tra Livorno e Roma

Ed è un po’ come essere felice

È da questa quasi felicità che prende il via il concerto, una felicità maturata sulla base di nuove consapevolezze, quelle di chi non ha più bisogno di urlare per farsi ascoltare, e poco importa se gli altri non seguano a tempo il ritmo delle sue emozioni. Non è un caso che Francesco scelga come secondo brano del live La fine dei vent’anniper sancire il superamento di quella fase di transizione che ci obbliga a diventare adulti anche quando non ci sentiamo pronti. Scegliere la direzione giusta, percorrerla senza sbagliare strada, trovare parcheggio anche se si è in ritardo. È la metafora di un percorso, di un passaggio fondamentale che non ammette indugi o ripensamenti.

Quello che siamo diventati è la prima testimonianza dell’approdo in questa nuova dimensione, il presente di un amore nel quale i dubbi del passato e le insicurezze legate al futuro hanno lasciato il posto alla certezza di volersi vivere concentrandosi sulla dolcezza del momento, senza preoccuparsi dei se e dei poi.

E adesso vedo tutto un po’ più chiaro

canta subito dopo in Vivere o morire. Livorno, i silenzi di sua madre, le chiamate dall’inferno dell’adolescenza, l’instabilità emotiva, l’assenza di un posto nel mondo in cui essere a casa e sentirsi a casa, la falsità di certi abbracci, la paura di rischiare. Ma nello stesso tempo la voglia di trasformarsi, di buttarsi, di lasciarsi andare, di perdonare e perdonarsi, di essere se stesso fino a farsi male.

Ma Di cambiare accordi no, non me ne frega niente, e questo disco lo dimostra ampiamente, riproponendo, seppur in modo più ordinato, molte delle cifre stilistiche che avevano caratterizzato il debutto dell’artista. La prima volta – Chissà dove sarai – Per amore e basta, il live prosegue sulle note di altre tre canzoni estratte dal nuovo disco, un perfetto compromesso fra tutto quello che se ne va e quello che resta, una trilogia semantica in equilibrio perfetto fra tutto quello che ho perso e quello che ho scelto.

Dopo aver convinto il pubblico che si possa riuscire ad affrontare ogni cosa senza interrogarsi troppo sulle sue conseguenze, Motta può ripercorrere il passato con ritrovata leggerezza, la stessa che lo vede saltellare e muoversi da una parte all’altra del palco ribadendo più volte la felicità di questo ritorno tanto atteso: “Mi siete mancati da morire”, urla a gran voce al microfono.

E del suo passato condivide Prima o poi ci passerà – Del tempo che passa la felicità – Prenditi quello che vuoi – Roma stasera – Se continuiamo a correre – Abbiamo vinto un’altra guerra – Sei bella davveroIl pubblico conosce a memoria ogni parola e l’Obihall si trasforma in un unico grande coro, che chiederà con forza il ritorno della band sul finire della prima parte del concerto.

Federico Camici al basso, Simone Padovani alle percussioni, Cesare Petulicchio alla batteria, Leonardo Milani alle tastiere e ai cori, Giorgio Maria Condemi alle chitarre. Motta e i suoi non si fanno attendere, e invitano i fan a lasciarsi andare respirando La nostra ultima canzone. 

Ma a sorpresa l’esibizione continua con Fango, brano composto quando era tra le fila dei Criminal Jokers. La band fa l’ultimo ingresso sul palco per un finale che non concede scampo alle emozioni. “Dedico questa canzone alla seconda donna più importante della mia vita.. mia sorella”Mi parli di te segna la conclusione di un concerto dalle mille sfaccettature di un unico volto, quello di chi è riuscito a rinnovarsi senza rinunciare alla sua preziosa identità.. e sensibilità.

 

 

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