Report/ I Ministri piovono sul SEI festival

San Cataldo (Lecce) – 16 luglio 2016.  I Ministri continuano il loro tour al sud chiudendo la seconda giornata del SEI Festival, la rassegna di musica indipendente giunta ormai alla sua decima edizione grazie all’organizzazione della Cooperativa Cool Club.

Dovrebbe essere una normale e torrida mattina di luglio.. invece no. E’ un’insolita e nuvolosa alba di luglio, ho spento da poche ore le candeline dei miei 29 anni, e comincia la mia trasferta verso Lecce su un maicosìpieno treno per Sapri. Prima tappa che fa da reunion al fantastico trio di fan che condividerà con me questo viaggio di conoscenza e follie. Piccola sosta a Taranto e poi dritti alla meta. Ma la meta non è ancora pronta ad accogliere il nostro entusiasta anticipo.

Ci rassegniamo a pazientare. Birre e chitarra fino all’apertura dei cancelli, che ci condurranno nell’Ostello del Sole di San Cataldo. Location accogliente, illuminata dai mercatini e da una strana nuvola sospesa nello spazio adiacente al palco, offrendo dei bizzarri posti a sedere sotto di sé.

Ad aprire la seconda giornata del SEI sono i tarantini A Morte l’Amore, il trio disco-punk che fa dei contrasti la sua forza. Attrazione e repulsione si alternano senza sosta, offrendo un mood destabilizzante sia nel sound che nei testi, una visione quasi surreale di una realtà che vive essa stessa di incurabili contraddizioni. A partire dal nome del primo disco (omonimo del gruppo), che è “uno slogan cruento e al contempo un auspicio: lunga vita all’amore, ma a morte l’abuso del termine che se ne fa». Insomma, una bellezza cruenta che non è facile apprezzare al primo ascolto, che a tratti ricorda i Verdena, e che nella sua apparente oscurità nasconde una promettente luce.

Subito dopo è la volta del gruppo fiorentino La Notte, anche loro all’attivo con l’omonimo album di esordio, che vanta la produzione di Karim Qqru (The Zen Circus, LNDLC). La vena prepotentemente rock della band si sposa senza forzature con l’eleganza cantautoriale dei testi, che mettono in scena le tare esistenziali e quotidiane di una generazione sempre in bilico sulle sue stesse paure. Una rivelazione scoperta mesi fa che conferma dal vivo il suo talento. Anche se non gli è stato concesso il tempo necessario per eseguire il mio pezzo preferito.

Alla raffinatezza dei giovanissimi di Firenze, segue l’esibizione della band di casa, La Municipàl, che ha proposto al pubblico (improvvisamente risorto dal suo silenzio dopo il loro ingresso) i brani dell’album di esordio “Le Nostre Guerre Perdute“, prodotto da La Rivolta Records con il sostegno di Puglia Sounds Record. Musicalmente ineccepibili, ma la volgarità mai velata e reiterata nei testi rischia di svalutarne le doti naturali.

Il pubblico torna a spegnersi nonostante una delle organizzatrici è appena salita sul palco ad annunciare l’arrivo dei Ministri. Pubblico che confermerà le sue stranezze per tutta la durata del live. L’ingresso di Michelino fa da apripista a quello degli altri componenti della band, che danno inizio alla loro performance con la potentissima “Mammut”. Se “tanto vale provarci” lo si fa con “Comunque”, per poi passare a “Cronometrare la polvere”, e non solo in senso metaforico (vista la dose di terra alzata dal pogo).

Si continua con altri due brani estratti da “Cultura generale”: “Idioti” e “Sabotaggi”, per proseguire con la dose adrenalica del trio “Alberi” – “Spingere” –  “Non mi conviene puntare in alto”. Nel frattempo i presenti continuano a chiedere “Bevo” dopo ogni pezzo, costringendo Federico ad esclamare sarcastico: “La scaletta si chiede ai concerti di Gigi D’Alessio”.

Con “Noi fuori” ci pensa Divi a colorare la performance di qualche perplessità, dimenticando una parte del testo. Ma è lui stesso ad ironizzare: “Se dovete cantare fatelo suggerendomi le parole giuste, non mi fate cannare il pezzo”.

Si prosegue con “Tempi bui”, ed un attimo scambiare la marea per entusiasmo. Piovono rane anche dal cielo di Lecce, e con l’intramontabile “Palude” il gruppo milanese racchiude l’anima della performance in un emozionato coro di voci.

Dopo una brevissima pausa l’atmosfera s’infiamma grazie all’esecuzione di: “La piazza”, seguita dall’attesissima “Bevo” e dal lancio di Divi sui fan sulle note de “Il bel canto”. Oltre alla polvere si inizia a respirare anche l’aria malinconica dell’epilogo. Si sale “Diritto al tetto” per poi planare, nonostante nessuno abbia voglia di scendere (compreso Divi), su “Abituarsi alla fine”.

Anche se alla fine dei concerti de I Ministri non ci si abitua mai.

(Ed infatti la serata continuerà nella magica atmosfera del backstage, che sigillerà, con indimenticabili abbracci e risate, i ricordi di questa fantastica avventura)

Grazie Ministri. Grazie Coolclub. E grazie ai miei irriducibili compagni di viaggio.

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