Report/ I Ministri planano in direzione opposta su Napoli

Napoli, 9 luglio 2016 – I Ministri tornano a far saltare il sud in occasione della giornata di chiusura del NaDir festival, la rassegna autofinanziata di musica indipendente che lotta per una nuova etica discografica e per la rivalutazione di un territorio completamente abbandonato dalle istituzioni e dai circuiti artistici tradizionali.

Partecipare al Napoli Direzione Opposta Festival, non è stato come assistere a un semplice concerto, ma ha significato sentirsi parte di un progetto e nel piccolo contribuirvi, sostenendo i sacrifici che il NaDir Collective e gli altri collettivi della Rete Scacco Matto stanno portando avanti per offrire nuove opportunità alla propria terra. Ad aiutarli in questa missione, per questa seconda edizione del NaDir, una line-up d’eccezione e tanti dibattiti culturali interessanti, che hanno animato i tre giorni del festival, dal 7 al 9 luglio.

La mia agendina mi ha permesso di poter partecipare solo alla serata finale, le cui immagini brillano ancora nei miei occhi estasiati. Parto da Salerno grazie a un annuncio di car sharing, che si rivela subito salvifico, non solo per raggiungere il Polifunzionale di Soccavo, ma per la sintonia rara che farà dell’autista anche la compagna perfetta per il concerto.

L’atmosfera che ci accoglie rende facile qualsiasi empatia.

Splende ancora il sole durante l’esibizione dei Black on Maroonprimo gruppo di apertura. Si prosegue con La via degli astronauti, “una giornata straordinaria, libera da etichettature di qualsivoglia genere e tesa semplicemente al fare. Sono anni che diciamo che è il tempo del fare, siamo felici che questo messaggio stia passando in ogni ambito” – ha commentato la band.

Nonostante l’abbigliamento da spiaggia e i piedi scalzi, i Joe Victor si esibiscono mentre il sole sta volgendo al tramonto. Ma la loro carica esplosiva e l’alternarsi di colori che vanno dal rhythm and blues al folk, passando per il country e il soul, bastano a illuminare il NaDir, dando vita(lità) a una performance armonicamente e comunicativamente perfetta. Vera rivelazione della giornata.

Dopo aver regalato una scorta potentissima di allegria il gruppo romano lascia il posto ai Sula Ventrebianco, che con la loro potenza riportano il rock sul palco, che di lì a poco ospiterà gli headliner della serata.

Il pubblico continua a scaldarsi, per poi deflagare completamente sulle note di “Mammut”, che segna l’ingresso degli attesissimi Ministri. La scaletta, già dal primo brano, sarà un continuo susseguirsi di sorprese.

“Sole” – “Comunque” – “Alberi” – “Idioti” – “Sabotaggi” – sono seguiti dall’incredibile scossa adrenalinica di “Spingere”. E basta poco a capire che la loro grandezza è “Sempre uguale come un tempo”.

Da “Non mi conviene puntare in alto”, si torna a saltare con “Noi fuori”, “Tempi bui”. Piovono rane anche dal cielo di Napoli, e con l’intramontabile “Palude” il gruppo milanese racchiude l’anima della performance in un emozionato coro di voci.

Overdose di sorrisi, sudore, voci rotte, ancora sorrisi.

Dopo una brevissima pausa l’atmosfera s’infiamma grazie all’esecuzione di: “La piazza”, seguita da un’improvvisata “Bevo” (in sostituzione a “Briatore”), che incendia definitivamente ogni angolo della location con la sua dose impareggiabile di energia.

Sulle note de “Il bel canto” Divi si lancia sui presenti, “ed è come se non avessi mai deciso niente”, soprattutto quando il live sta per giungere al suo epilogo. Si sale “Diritto al tetto” per poi planare, nonostante nessuno abbia voglia di scendere (compreso Divi), su “Abituarsi alla fine”.

“L’anima non serve, serve un posto dove stare”, e il NaDir è stato un posto perfetto.

Grazie Ministri.

E grazie alla Napoli che ha ancora il coraggio di viaggiare in direzione opposta.

ehi

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