Imparare a lasciar andare i ricordi – Gli Afterhours in “Non voglio ritrovare il tuo nome”

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Chiudere un capitolo, dimenticare un amore, traslocare un nome – ogni oblìo trascina con sé ricordi difficili da demolire, soprattutto se sedimentati nel cuore. È questo il fulcro semantico del nuovo singolo degli Afterhours, secondo estratto da Folfiri o Folfox in uscita venerdì 10 giugno per Universal Music.

“Le cose non sono mai finite finché rimangono dentro di noi. Sentirsi nuovi vuol dire lasciar andare definitivamente i ricordi, rischiando di sentirsi soli in mezzo all’oceano, liberi”

così viene descritto “Non voglio ritrovare il tuo nome”, presentato in anteprima al pubblico durante il Concertone del Primo Maggio di Taranto. Un brano di ritrovata intensità, che annulla nel vortice di oblìo tutte le critiche che hanno investito Manuel Agnelli dopo la conferma della sua partecipazione come giudice alla decima edizione di X Factor Italia.

Scava sotto i buoni c’è un cadavere
sotto ai cattivi un angelo
ucciso da un’idea

Dicevi che la gente ha ciò che merita
e tu eri mia
noi soli non
saremmo morti mai

I demoni sono angeli a cui l’amore ha spezzato le ali, facendoli precipitare nel vuoto dell’incomprensione e della solitudine. Così, spesso, dietro e dentro una persona all’apparenza crudele, non c’è altro che un cuore ferito, tradito nelle sue aspettative, deluso nella sua idea di felicità condivisa, abbandonato a se stesso senza spiegazioni.

L’ho nascosto dentro me
così bene in fondo a me
che la vedo la tua luce, sai
ma non riesco a ritrovare il tuo nome

Occhi blu
non respiri più con me
occhi blu
io non ero come te

Ci sono ricordi che restano aggrappati alle pareti buie dell’anima, come piccole lucine che facciamo fatica a smorzare e dimenticare, rischiando di confondere i colori della realtà con l’opacità del passato.

Un uomo può distinguersi da un’ombra
se cerca di esser sempre causa di quel che gli accadrà

E per te io volevo diventare un uomo
farti ridere ma ti ho odiato
quando sei andata via

L’odio è l’unico sentimento in grado di rendere meno pesante il fardello della fine, fatto di ricordi, scelte sofferte, rimpianti, ancora ricordi. E così, forzandosi a trascurare e disimparando a custodire inutilmente, quella luce perpetua si affievolirà, fino ad annullarsi definitivamente sotto l’influsso di un doloroso ma necessario sortilegio.

Ti nascondo dentro me per non ritrovarti più
la vedo la tua luce, sai?
Ma non voglio ritrovare il tuo nome

Occhi blu
tu non eri come me
non sei tu
che respiri su di me

 

Vedevo la tua luce, sai
come dentro un incantesimo
vedevo la tua luce, sai
ma ho fatto un incantesimo
e tutto a un tratto non ci sei più

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