Negramaro, “La Rivoluzione” è arrivata [recensione]

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Come promesso, allo scattare della mezzanotte del 25 settembre, i Negramaro hanno lanciato il loro nuovo album: La rivoluzione sta arrivando, “un disco dal sapore vintage, ma allo stesso tempo moderno, elettronico e blues”, un viaggio nei cambiamenti e nei sentimenti dell’uomo

Un viaggio attraverso i cambiamenti dell’anima, un mix perfetto tra “morte, vita, ed ironia”. Il sound, decisamente più maturo e variegato, non tradisce la purezza e la passionale dolcezza che la band ha sempre trasmesso attraverso le sue note. Ogni canzone arriva dritta al cuore di chi ascolta. A cinque anni di distanza da “Casa 69”, i Negramaro tornano finalmente con un album d’inediti  dal titolo: “La rivoluzione sta arrivando”.

L’uscita del disco è stata anticipata da due singoli e da una serie di piccole anteprime di altri sei brani, offerte ai fan attraverso alcune clip pubblicate sui canali social ufficiali della band.

rivoluzioneLa cover è una jolly roger (tipica bandiera dei pirati) rivisitata in chiave negramaro. Un logo immediato e di forte impatto, sintetizza due stati d’animo opposti: la felicità della vita e la paura della morte

Il disco parte con il brano che da il titolo all’abum, “La rivoluzione sta arrivando”, una rivoluzione che parte dal singolo uomo, con l’obiettivo di rilanciare una sorta di nuovo umanesimo che celebri la vita in tutte le sue sfumature, dal piccolo al grande, dal dentro al fuori, dall’io al noi, e viceversa.

è l’Uomo a dover dare una risposta alle sue domande, una soluzione alla sua crisi, a vivere con forza, danzando, celebrando, costruendo con gioia e dolore la propria rivoluzione e metterla al servizio del Mondo

In un momento di crisi epocale così forte, nel quale mettiamo in discussione ogni cosa, è fondamentale riscoprire l’amore per la vita e il valore della semplicità, per permettere alla bellezza di ritrovare il suo spazio nelle cose e nei cuori.

Dalla definizione di rivoluzione si passa a “Sei tu la mia città”, primo singolo estratto dal nuovo progetto discografico della band salentina. Questa canzone è la storia dei tanti spazi di una metropoli che si antropomorfizza strofa dopo strofa fino ad assumere quasi dei contorni reali, avvolti dalla voce calda di Giuliano Sangiorgi, compositore del testo.

Da “investimi di luce se non mi vedi ancora in piedi”, si passa alla terza traccia: “Il posto dei Santi”, per poi tornare al secondo singolo estratto dal disco: “Attenta”un monito ad agire con cautela in amore, perché anche da un semplice bacio può scaturire l’inevitabile. Proteggere se stessi è l’unico modo per rendere possibile un contatto con gli altri. I sentimenti spesso viaggiano dissoluti su uno stesso binario di paure ed attrazione, ma basta un attimo e il treno della passione può deragliare, smarrire la sua direzione, addirittura investire il nostro cuore. Per questo la diffidenza non è mai troppa, e la prudenza è l’unico modo per tenersi al sicuro dalle delusioni o per curarne le ferite.

Da “Se io ti tengo qui”, che invita a scoprire l’anima che si nasconde sotto il guscio di ogni cosa, si è trasportati nell’universo della delicatissima ed emozionante “Lo sai da qui”, che Giuliano ha dedicato al padre scomparso tre anni fa.

Sarò il dito che scriverà sul vetro il tuo nome, come Tu sarai per me la carezza che sfiorerà il mio viso. Non so se mai ci incontreremo, ma se mai sarà, io ci sarò… e sarò per te quel vetro appannato dove Tu in silenzio scriverai quelle parole segrete che solo il tuo cuore saprà dettarti.

L’album continua con altre quattro tracce intrise di profondo romanticismo, a partire dalla dedica di Tutto qui accade”,

Se mi sfiori le mani dimentico il mondo

Non sorridi un istante e ritorna l’inverno

tutto qui accade per te

..per continuare con “L’ultimo bacio” di una storia che sembrava non avere fine e invece è crollata su se stessa; ma indagarne i motivi e i presunti colpevoli non fa altro che allontanare sempre di più i protagonisti della relazione/canzone.

A seguire “Ma quale miracolo”, il cui testo si interroga su quanto male può fare la verità in un meccanismo perverso come quello contemporaneo, nel quale le persone non fanno altro che “resistere agrappate ai miracoli” che mai si realizzano.

La decima traccia, “Danza un secondo” parla di come il mondo muta velocemente senza accorgersene

Balla su questo silenzio, facciamo l’amore

non serve parlare

In “Onde” viene fuori tutto lo spirito malinconicamente sentimentale della band, un brano sull’insensatezza del presente, nel quale si ipotizza la costruzione di un posto in cui nulla viene distrutto, se non per rinascere con nuova forza, un mondo dove si possa vivere “senza temere quel freddo che ti taglia dentro […] e senza paura negli occhi”

Pensa se un giorno qualcuno ne avesse bisogno
tu ruberesti mai tutto l’amore del mondo
per darlo indietro a chi non ha provato mai tanto
sarebbe come annullargli d’un tratto l’inverno

L’album si conclude con la struggente “L’amore qui non passa mai”, anticipata da un reading speciale. “Non eravamo più nessuna storia e non eravamo più nessun futuro. Eravamo lì, eravamo quel presente. Così è nato il brano che chiude il disco“, ha dichiarato Sangiorgi.

L’amore qui non passa e tu bruci forte ancora. Non ci si accorge di quante volte si sia attraversati da lui. Ci esplode dentro, ma nell’istante esatto in cui vorresti contenere quel fuoco per sempre a te, è bello che andato, estinto per sempre. Freddo è lo spazio che lascia, quello stesso spazio che aveva infiammato solo sfiorandolo per una manciata di eternità. Eppure, quel freddo lì, quel silenzio gelido, sono l’amore stesso che è troppo cosa grande per restare una cosa sola, un momento identico a se stesso, il caldo di una volta e per un amore solo. L’amore è dunque sempre e ovunque e brucia e raffredda le cose tanto non esiste, solo per una volta, ma è tutte le volte insieme, per tutti, su tutto.
L’amore non passerà mai!

Un lavoro pieno, completo, sentito, che ad ogni ascolto offre nuovi spunti di riflessione. Per la mente e per l’anima. 

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