Morto Umberto Eco, “chi legge avrà vissuto 5000 anni”

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“Chi non legge a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito. Perché la lettura è un’immortalità all’indietro” – ci lascia con quest’insegnamento destinato all’eternità uno dei più grandi uomini di cultura contemporanei. Umberto Eco si è spento all’età di 84 anni nella sua abitazione. La notizia della morte dello scrittore, filosofo e semiologo è stata data dalla famiglia a Repubblica.

Nato ad Alessandria il 5 gennaio 1932, Eco è stato autore di tantissime opere di successo, a partire dal suo romanzo più famoso: “Il nome della Rosa” del 1980, che ispirò il film di Jean-Jacques Annaud. Ad esso seguirono Il pendolo di Foucault nel 1988, L’isola del giorno prima (1994) e Baudolino (2001), La misteriosa fiamma della regina Loana (2004) e Il cimitero di Praga. Fino all’ultimo romanzo sul mondo dei giornalisti e dell’editoria, Numero Zero, uscito lo scorso anno. Saggista prolifico, ha scritto anche numerosi saggi di semiotica, estetica medievale, linguistica e filosofia, cogliendo sempre lo spirito e le sfumature del suo tempo e facendosene critico e portavoce.

Una vita completamente dedicata alla cultura, all’approfondimento, alla lettura. E forse in questo momento di lutto e tristezza è giusto ricordarlo con una piccolissima parte dell’immensa eredità che ci ha lasciato in dono.

  • Scrivere un libro senza preoccuparsi della sua sopravvivenza sarebbe da imbecilli.
  • Il mondo è monotono, gli uomini non imparan nulla e ricascano a ogni generazione negli stessi errori ed orrori, gli avvenimenti non si ripetono, ma si somigliano: finiscono le novità, le sorprese, le rivelazioni.
  • Si può essere colti sia avendo letto dieci libri che dieci volte lo stesso libro. Dovrebbero preoccuparsi solo coloro che di libri non ne leggono mai. Ma proprio per questa ragione essi sono gli unici che non avranno mai preoccupazioni di questo genere.
  • L’assenza è all’amore come il vento al fuoco: spegne il piccolo, fa avvampare il grande.
  • Eppure m’inorgoglisco della mia umiliazione, e poiché a tal privilegio son condannato, quasi godo di un’aborrita salvezza: sono, credo, a memoria d’uomo, l’unico essere della nostra specie ad aver fatto naufragio su di una nave deserta.
  • Appartengo ad una generazione perduta, e mi ritrovo soltanto quando assisto in compagnia alla solitudine dei miei simili.
  • Aveva ragione lei. Qualsiasi dato diventa importante se è connesso a un altro. La connessione cambia la prospettiva. Induce a pensare che ogni parvenza del mondo, ogni voce, ogni parola scritta o detta non abbia il senso che appare, ma ci parli di un Segreto. Il criterio è semplice: sospettare, sospettare sempre. Si può leggere in trasparenza anche un cartello di senso vietato.
  • I semplici pagano sempre per tutti, anche per coloro che parlano in loro favore.
  • Nulla infonde più coraggio al pauroso della paura altrui.
 
 

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