Le storie nella Storia: Michele Taddei presenta “Cuore di Giglio”

cuore di giglio

Cinque anni fa la nave da crociera Costa Concordia naufragava lungo la costa dell’Isola del Giglio, che da quel momento è stata al centro della cronaca nazionale e internazionale, attirando nei suoi angoli dimenticati migliaia di esperti e curiosi. Tra questi anche l’autore di “Cuore di Giglio”, il giornalista Michele Taddei, che ha passato sul luogo della tragedia tre anni, supportando l’Amministrazione comunale nel periodo dell’emergenza.

Un periodo che gli ha permesso di entrare nel ‘cuore’ di quella terra, da cui lentamente e in modo spontaneo sono emersi tanti meravigliosi particolari inabissati nelle vite dei suoi abitanti, che hanno reso la Storia del naufragio della Concordia la cornice di un quadro di tante piccole storie solo apparentemente secondarie. Ed è proprio dalla genuinità dei racconti del vissuto esperienziale ed emozionale dei gigliesi che il libro trae la sua ispirazione più intima, indagando nel passato e nel presente di quelle esistenze spiazzate dall’imprevedibilità della catastrofe. Una calamità che inevitabilmente ha sconvolto la routine di un popolo abituato a sopravvivere nella quiete dell’essenziale.

Durante la presentazione del libro, che si è tenuta oggi presso Le Murate di Firenze grazie all’associazione culturale La Nottola di Minerva con la collaborazione di Toscanalibri.it, Michele Taddei ha ripercorso, insieme a Paolo Ciampi e Sergio Ortelli (sindaco dell’Isola del Giglio), la genesi del percorso umano e letterario che ha portato alla pubblicazione dell’opera.

“In una notte di metà gennaio l’incantesimo si dissolve, la storia bussa prepotentemente sul granito e tutto cambia, sull’Isola si accendono i riflettori con la cronaca in diretta di un naufragio che rimbalza da un angolo all’altro del mondo, per chi l’amava così sconosciuta e aspra è un colpo tremendo, per quanti non ne avevano mai sentito parlare invece è l’inizio di un racconto che durerà ininterrottamente 30 mesi. […] Tutti hanno visto, tutti sanno, tutti raccontano, e la verità cambia ogni volta. Il Giglio entra così nella storia, anzi è la storia di una nave e del suo carico di umanità e di miserie che è finita contro l’Isola. Tutti vogliono sapere, conoscere e raccontare. Cronaca che diventa storia nell’istante stesso in cui accade.”

È questo il corale di una notte che ha cambiato per sempre i destini dell’Isola. Un diario di 900 giorni, una serie di cartoline come messaggi custoditi in una bottiglia e affidati alla corrente, un viaggio immobile nell’habitat e nell’anima dei gigliesi.

“Per me l’Isola è l’utopia, così come la racconta Michele, e lo ha fatto nella maniera più giusta, senza associarla soltanto al naufragio, ma esorcizzando la vicenda drammatica per cercare di donare ai gigliesi quello che hanno perso in quella notte senza ritorno”queste le parole del sindaco Ortelli.

Gigliesi che fin dal primo istante dopo la tragedia si sono riversati in strada per aiutare i sopravvissuti. Novecento persone che ne accolgono quattromila, aprendo le porte delle loro case, delle loro camere da letto, della loro intimità. “È quella mano invisibile che nel momento più buio della nostra vita ti salva senza chiedere nulla”, così Taddei descrive l’altruismo degli indigeni, come Cesare, che si è immediatamente lanciato in acqua per salvare le persone che cercavano di raggiungere disperatamente la riva. Una storia a lungo taciuta dal suo protagonista – forse per riservatezza e pudore – o più semplicemente per quella generosità disinteressata di chi è cresciuto in un ambiente sano e nobile come il Giglio.

“Sull’Isola le storie escono come i funghi. Funghi come racconti, ma come sa chi è abituato ad andare per boschi bisogna sapere aspettare, farsi trovare attenti, non chiedere, avere occhi e orecchie ma non lingua. Così sono gli isolani, ospitali e diffidenti coi forestieri. Studiano, osservano, scrutano, e solo quando capiscono che possono fidarsi.. si aprono.

Da queste confidenze conquistate con dedizione e perseveranza si sviluppa la trama del libro, intrecciandosi con storie del passato, dei pirati, di capre e meridiane, di naufragi subìti e utopie realizzate. Ma anche con la storia di Michele stesso, che ha dovuto ridimensionare le sue consuetudini per adattarsi a un posto così diverso dalla città in cui era abituato a vivere. Insomma, il “Cuore di Giglio” non pulsa solo attraverso il fragore della cronaca, ma grazie alle sensazioni sempre nuove, ai sentimenti, all’ottimismo e alla speranza riemersi nonostante la Concordia. Vite che si incrociano ed abbracciano nella bellezza della condivisione di una leggenda, un ricordo, un pezzetto di sé che l’autore ha salvato dall’oblio tramite la scrittura. Perché nel cuore, il viaggio non finisce mai.

“Ecco ci siamo, la storia della nave che in una notte di pieno inverno si schiantò sul Giglio è finita. Dopo 900 giorni ha lasciato l’Isola ed è arrivata a Genova, il viaggio è stato un lungo e lento corteo. Come in una favola amara tutto finisce dove era iniziato, dal cantiere navale di Genova Sestri, dove era stata costruita, allestita, gioiello dei mari, meraviglia della nautica italiana, mostro di perfezione. […] Dal campanile 33 rintocchi ricordano i morti di questa assurda storia… Applausi, abbracci, baci, e poi le lacrime di tutti.

Anche per me è venuto il tempo di tornarmene sulla terra ferma […] Tutto questo mancherà, lo so. L’Isola è stata anche difesa, rifugio sicuro e insperato, ma non può essere per sempre, né per sempre un uomo può farsi isola. E Il rifugio per quanto confortevole non si abita in eterno, bisogna riuscire a uscire allo scoperto nella promessa del ritorno. Riprendo il cammino per raggiungere il mio porto anche se non so quale sarà, so soltanto che non ho finito di navigare, non posso gettare l’ancora né nuotare alla deriva, ma solo navigare con la guida di una stella polare che mi impedisca di disperdermi nelle tenebre del cuore.”

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