Report/ Quando la sensibilità si fa musica: Max Gazzè incanta Lioni

L’Irpinia continua ad arricchirsi di bellezza, ospitando sul palco di Lioni il Maximilian tour di Max Gazzè. La piazza è gremita nonostante un insolito cielo grigio di agosto, generazioni messe una accanto all’altra si scrutano a vicenda in una trepidante attesa, ma ogni perplessità esplode in un coro di emozioni senza età alla comparsa di Max sul palco. “Dico quel che penso e faccio quello che dico, l’azione è importante” – parte dalla “Favola di Adamo ed Eva” il preludio di un concerto dalle molteplici sfumature e dalle variegate sensazioni. La facilità con cui il cantautore riesce a passare dalla poesia introspettiva di alcuni brani al ritmo incalzante di altri rende il live una continua sorpresa, ed è un attimo passare dal saltellare a ritmo di musica, a trattenere le lacrime mentre la voce strozzata sussura la dolcezza di alcuni testi.

Dagli uomini “troppo distratti da cose che riguardano vite e fantasmi futuri” si passa all’amore distratto dai “maledettissimi impegni” del presente, che rendono invisibile ogni sforzo e bisogno del protagonista di eludere la noncuranza della sua donna. Il tema della superficialità con cui spesso affrontiamo la vita e i rapporti umani si arrichisce con l’esecuzione di “Mille volte ancora”, prima traccia dell’ultimo disco, che affronta una delle relazioni più delicate, quella tra un padre e un figlio:

La verità è che siamo indifferenti, troppo distratti / La verità è che siamo differenti, troppo distanti

Una lettera fatta di incomprensioni, fughe, ma anche di ritrovamenti ed abbracci. Il nuovo album fa a pugni col passato solo per ritrovarsi più forte nella dimensione corrente, che vede Max nelle vesti di “Un uomo diverso”, leggero, finalmente libero di amare istante per istante, di essere se stesso senza filtri.

Le accuse alla negligenza cedono il passo alla telefonata clandestina de “Il solito sesso”, per poi raccontare l’addio a “Teresa”, lasciata per il suo modo acerbo di gestire i sentimenti, bruciati troppo in fretta nella loro intensità. Gazzè dedica il brano a una signora dal nome omonimo conosciuta nel pomeriggio. Signora che casualità vuole sia accanto a me, e cominci ad urlare “Eccomi, sono io, sono qui, fatemi passare”, presa dalle convulsioni emotive scatenate dal nobile gesto.

Scendono ancora lacrime intessute di chitarre elettriche e abbandono, ma “Comunque vada” ci sono ancora sorrisi da regalare oltre la malinconia del momento, e con “Raduni Ovali” – “Ti sembra normale” e “Edera” il concerto decolla in un crescendo di suoni, voci, colori. A fare da scenografia un megaschermo interattivo con immagini stilizzate in 3d, che donano al contesto un ulteriore tocco ipnotico.

Dopo la scarica adrenalica della prima parte del live, Max invita in proscenio i membri della band – Clemente Ferrari, Cristiano Micalizzi, Giorgio Baldi e Massimo Dedo – tra un suono di tromba e una risata, il: “Non siate timidi” pronunciato dal cantautore da inizio alla magia semi acustica che li vedrà eseguire “Il Timido Ubriaco” – “L’uomo Più Furbo Del Mondo“ – fino a sciogliersi nella dolcezza di “Mentre dormi”.

Con “Cara Valentina” il pubblico dimostra tutta la sua partecipazione, intonando “Per esempio non è vero che poi mi dilungo spesso su un solo argomento” ad oltranza, tra occhi sempre più commossi e applausi scroscianti. Applausi che si trasformano in ovazione all’annuncio dell’esecuzione del brano composto a sei mani con Fabi e Silvestri “L’amore non esiste”. La performance di “Sotto Casa” è arricchita dall’arrivo sul palco di un cardinale, che si scatena insieme ai presenti sollevando la tunica e mostrando le sue scarpe rosse con tacco a spillo.

Ma Gazzè non ha finito di riempire i nostri cuori della sua spontanea meraviglia. Sullo schermo prendono a scorrere delle immagini relative a dei fatti accaduti nel 1996, anno in cui usciva il primo album del cantautore romano, che “Il bagliore dato a questo sole” (appena eseguita) rappresenta nella sua essenza più intima.

“Erano dei brani un po’ diversi da quelli che scrivo adesso, le cose cambiano.” – racconta – “All’epoca vivevo in un appartamento molto piccolo dove c’era solo una piccola finestrella rettangolare che dava sul marciapiede, per cui mi svegliavo la mattina e vedevo solo le scarpe delle persone che andavano a fare colazione al bar, e quindi in quelle circostanze, in quella condizione dove c’era anche molta muffa, uscivano fuori dei brani rigorosamente in mi bemolle minore apocalittico come se non ci fosse un domani. Dopo due anni fortunatamente mi sono trasferito in una casa che aveva una finestra più grande che dava su un piccolo parco, in realtà no, era solo un albero, ma per me era un parco. Nei periodi estivi vedevo spuntare il sole, e in uno dei quei momenti è nata Vento d’estate“.

Un momento di confessione e condivisione per cui non si può far altro che nascondere un ‘grazie’ in ogni battito di mani che sembra non volersi placare. “Annina” e “La vita com’è” offrono l’ennesima scarica adrenalica, siamo ormai sull’orlo di un precipizio che segna la fine del concerto, ma non ci si può lamentare perché se “Una musica può fare” qualcosa, stasera ha fatto tanto, e le due ore in compagnia della sensibilità di un artista come Gazzè ne sono la dimostrazione.

Lascia un commento