Manuel Rinaldi senza filtri: “Faccio quello che mi pare”

manuel rinaldi

A solo un anno dal suo primo album, Manuel Rinaldi torna con un nuovo progetto discografico, rinnovato sia a livello sonoro che semantico, regalandoci un lavoro maturo e profondamente sincero.

“Faccio quello che mi pare” è un disco diretto, lontano dagli stereotipi espressivi e musicali imposti dal mercato discografico. Ma Manuel non ci sta, «mi sono rotto… adesso faccio quello che mi pare».

L’album, uscito lo scorso 30 gennaio, è composto da undici tracce che raccontano con determinazione la verità del cantautore emiliano. Non c’è nulla di “finto”, dai testi alla batteria, al basso e alle chitarre, tutto è stato creato con cura e coerenza.

«Parlo di me e delle mie “paranoie” su cosa poter fare per star bene al mondo, parlo della voglia di mandare a quel paese tutti quelli che vivono perché devono e non perché vogliono, parlo della vita e del Paese in cui viviamo. Ho scritto, suonato e arrangiato tutti i brani. Hanno collaborato con me come per l’album precedente Fabio Ferraboschi, che ha curato la produzione artistica e suonato il basso, e Stefano Leonardi, che ha collaborato in veste di autore in 4 brani del disco».

Il disco parte con un brano energico e provocatorio, “Lo stato dei soldi”, che ruota intorno al vortice dell’avidità, mostrando come l’inutile corsa al denaro rischia di risucchiarci nel suo baratro di illusoria felicità. Una canzone che accusa con ironia lo “Stato” in cui viviamo, chi manipola con fare presuntuoso, chi crede ancora che esiste un mondo responsabile e corretto.

La tracklist prosegue con “L’ultimo giorno”, una riflessione sulla spregiudicatezzza della vita e sulle difficoltà che siamo costretti ad affrontare quotidiamente. Un invito ad agire concretamente senza indugiare in troppi pensieri, vivendo con pienezza ogni giorno del presente.

La terza traccia, dal titolo omonimo dell’album: “Faccio quello che mi pare”, mostra tutta l’insofferenza di Manuel nei confronti del mondo, e il suo coraggio nell’affrontarlo con le sue sole forze, senza elomosinare il consenso degli altri. Per vivere propria vita con serenità bisogna far affidamento solo su se stessi.

Segue “La tua faccia come quella di Courtney”, che il cantautore ha raccontato così: “C’è una persona che fa parte della mia vita che in alcune circostanze particolari assomiglia a Courtney Love, sì proprio lei la moglie di Kurt Cobain. Parlo a lei e mi accorgo che la sua faccia a volte è proprio come quella di Courtney ed è proprio qui che arrivano i guai.”

Con “Il mio avatar”, emerge la parte più lucida, delusa e amareggiata di Manuel, “quella che quando è la mente a guidare può accadere di tutto”. Anche “Non ho capito” è un brano autobiografico, in cui viene palesato il disagio legato all’insoddisfazione emotiva, alla mancanza di serenità, all’assenza di certezze che gli diano la sensazione di essere sulla strada giusta per raggiungere la felicità.

Dopo questo intermezzo nostalgico, “Compro un volo per la libertà in Inghilterra” è una canzone sarcastica sulla ricerca di libertà, bene indispensabile che ognuno cerca a suo modo, anche a costo di emigrare.

In “Non far finta di niente” riaffiorano i problemi esistenziali legati al raggiungimento dei propri obiettivi: “Cerca di essere sempre lucido, se lo vuoi puoi cambiare le cose. Non cercare scuse, sei tu che hai in mano la tua vita, non far finta di niente e affronta le situazioni con responsabilità e autenticità.”

In questo percorso è indispensabile contare sulla presenza de “La gente giusta“, evitando di cedere a compromessi e forzature. Circordarsi di poche persone, ma oneste, terrà lontani molti pericoli dalla nostra vita.

“Lo fai per il mio bene?” è il penultimo brano dell’album, che pone un interrogativo amletico sui sentimenti che muovono alcuni gesti travestiti da sincerità ed altruismo, ma che in realtà celano squallidi ed egoistici tentativi di arrivismo.

Con “Stanco degli Dei” si giunge alla fine del viaggio musicale ed emotivo nelle insicurezze e nelle aspettative del protagonista. Un viaggio fermo a un bivio in attesa “di qualcuno là in alto” che offra una spinta al cammino. Ma forse “l’unico modo per raggiungere un traguardo, è contare sulle proprie uniche forze.

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