Lucio Dalla e il mare del pensiero deturpato dall'(in)umanità

dalla

Il primo marzo del 2012 ci lasciava uno dei più grandi cantautori italiani, che consacrò la sua attività di autore con “Com’è profondo il mare”, un ritratto onirico e profondamente attuale degli anni settanta e della Bologna partigiana. Il brano, posto in apertura all’omonimo LP, settimo della carriera di Lucio Dalla, fu pubblicato nel 1977.  È il primo disco in cui Dalla è autore anche dei testi, dopo avere interrotto la propria collaborazione con il poeta bolognese Roberto Roversi.

Il nuovo linguaggio musicale e semantico sperimentato in questo progetto discografico, muove da uno spirito di osservazione critico e riflessivo sulla situazione sociale e politica del periodo di composizione, per poi piegare lo sguardo verso il lato umano delle cose, guardando con pietà il dramma di un’umanità che soccombe alla negazione del libero pensiero e  lotta tra la paura di essere ferita a morte e la speranza di rimarginare quelle ferite per vivere con dignità.

“Com’è Profondo Il Mare” fu registrato negli studi RCA di Roma e poi missato nella città di Carimate, in un castello attrezzato a studio da parte del produttore artistico Alessandro Colombini. Decisivo fu il giudizio di Francesco De Gregori, legato allora artisticamente a Dalla – che, dopo aver ascoltato una prima versione tradizionale del brano, propose di ri-registrarlo dotandolo di una ritmica musicale incalzante che ne accentuasse la scioltezza. Una folgorante scala di basso e quel groove sostenuto e perpetuo, quasi un rap intonato e ante litteram.

Lucio è l’Ulisse che declama il suo canto, intessendone la trama con lucida consapevolezza e commovente umanità. Una storia del mondo, che, nato dal mare, rinnega le proprie origini deturpando la sua patria.

Siamo noi siamo in tanti
Ci nascondiamo di notte
Per paura degli automobilisti
Dei linotipisti
Siamo i gatti neri
Siamo i pessimisti
Siamo i cattivi pensieri
E non abbiamo da mangiare
Com’è profondo il mare
Com’è profondo il mare

Dalla impersona la collettività, se ne fa portavoce, mostrandola nelle sue miserie, paure, difficoltà quotidiane, per le piccole e le grandi cose.

Babbo, che eri un gran cacciatore
Di quaglie e di fagiani
Caccia via queste mosche
Che non mi fanno dormire
Che mi fanno arrabbiare
Com’è profondo il mare
Com’è profondo il mare

Nella seconda strofa la Storia s’intreccia con la propria vita, a partire da un preciso riferimento biografico. Il padre di Dalla, morto quando Lucio aveva solo 7 anni, era davvero Presidente del circolo di tiro a volo di Bologna. A lui, al suo ricordo, chiede la forza di allontanare i pensieri più cupi, che causano irrequietezza e apprensione nella sua anima.

E’ inutile
Non c’è più lavoro
Non c’è più decoro
Dio o chi per lui
Sta cercando di dividerci
Di farci del male
Di farci annegare
Com’è profondo il mare
Com’è profondo il mare

L’assenza di lavoro ci riporta immediatamente al presente, caricando il testo di una problematica ancora attuale. Chiunque piloti i remi della barca su cui abbiamo riposto le nostre aspettative, sta cercando subdolamente di annegare nel mare della privazione le nostre opportunità, ieri come oggi.

L’uomo del suo tempo cercò di riconquistare i suoi spazi con lo sciopero, ottenendo dei riconoscimenti illusori e momentanei, per poi essere nuovamente abbandonato “a piangere e ad urlare solo in mezzo al mare”.

A nulla valsero le lotte di classe, quelle di potere, o la vera Guerra.

Ma nel frattempo gli uomini “assistettero curiosi al dramma collettivo di questo mondo, cominciando a riflettere sulla sua cattiveria”.

È chiaro che il pensiero dà fastidio
Anche se chi pensa è muto come un pesce
Anzi è un pesce e come pesce è difficile da bloccare
Perchè lo protegge il mare
Com’è profondo il mare

Certo chi comanda non è disposto a fare distinzioni poetiche
Il pensiero come l’oceano
Non lo puoi bloccare
Non lo puoi recintare
Così stanno bruciando il mare
Così stanno uccidendo il mare
Così stanno umiliando il mare
Così stanno piegando il mare

Nelle ultime due strofe il binomio mare-pensiero diventa chiaro e chiarificatore. La libertà di opinione, dibattendosi fra le onde del potere e del mutismo imposto da chi lo detiene, spesso (s)profonda nel suo stesso mare. Ma il pensiero è come l’oceano, non può essere bloccato o recintato. Per questo Dalla, navigando tra le note commoventi del pezzo, invita l’uomo a non affogare nelle avversità, nella povertà, a emanciparsi, a reagire alle prevaricazioni con la forza del suo pensiero, per il quale, nonostante tutto, c’è sempre una riva di salvezza.

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