“Le tasche piene di sassi” – Jovanotti affronta il senso di abbandono

jovanotti

In questa giornata dedicata alla Festa della mamma, mi è tornata alla mente questa emozionante canzone scritta da Jovanotti per la madre scomparsa. “Le tasche piene di sassi”, premio Mogol nel 2011, è un brano che affronta la solitudine della vita, l’impotenza dell’uomo nei confronti degli eventi traumatici, il senso di smarrimento di fronte alla perdita di una figura fondamentale come un genitore.

Il testo, scritto in collaborazione con Fabio Santarnecchi, è stato pubblicato nell’album “Ora”, composto durante la dura battaglia della madre contro una terribile malattia, che la strappò alla vita e alle braccia di suo figlio proprio durante la lavorazione al disco, uscito un anno dopo la sua morte.

Sono solo stasera senza di te,
mi hai lasciato da solo davanti al cielo
e non so leggere, vienimi a prendere
mi riconosci ho le tasche piene di sassi.

Sono solo stasera senza di te,
mi hai lasciato da solo davanti a scuola,
mi vien da piangere,
arriva subito,
mi riconosci ho le scarpe piene di passi,
la faccia piena di schiaffi,
il cuore pieno di battiti
e gli occhi pieni di te.

Un ricordo rivissuto al presente. Lorenzo torna improvvisamente bambino, e si immagina da solo davanti alla porta di scuola in attesa della madre che non arriverà a prenderlo. Il cuore che batte a vuoto, mentre l’attesa pesa come un macigno sugli occhi pieni di ricordi. Una serie di immagini strazianti che è facile veder tremare e materializzarsi dietro le lacrime.

“Questa canzone è nata in cinque minuti, e in cinque minuti sono stato di nuovo bambino alle prese con l’abbandono, ed era una sensazione forte che stavo vivendo per davvero mentre scrivevo quella canzone.”

Una madre è come un fiore che sboccia e dona tutta la sua bellezza senza chiedere nulla in cambio, lasciando una ricchezza inestimabile nelle anime che sanno coglierne l’unicità irripetibile. È un bene che si eterna senza sforzo, nonostante i fiori, anche quello più bello, siano costretti ad appassire.

Siamo libellule che sorvolano gli eventi, ignorando la magia che si nasconde dietro ogni piccolo gesto. Ma qualcosa resta sempre, impigliandosi alle pareti del cuore e riafforando come magia che consola nei momenti più impensati. È in quegli spazi minuscoli di vita che non ritorna che si nasconde il vero senso di un’esistenza che da e toglie, continuamente.

Il video ufficiale, diretto da Maki Gherzi, è ispirato al film “Lenny” di Bob Fosse, a sua volta dedicato al comico americano Lenny Bruce. Lorenzo ha voluto così mostrare un uomo solo che illuminato solo da un occhio di bue racconta ad un pubblico in penombra una storia che è la vita e che può essere intesa come la sua o come quella di ogni altro uomo.

Parlando del video, Jovanotti l’ha descritto dicendo:

«Lo spettatore che vedrà il video non sentirà quello che io dico e non mi vedrà nemmeno cantare, ma vedrà un uomo da solo, al buio, illuminato solo da un occhio di bue che racconta una storia ad un pubblico in penombra, che racconta una storia che è la vita, racconta forse la sua vita, forse racconta la vita di quelli tra il pubblico»

Una canzone che commuove ad ogni ascolto, e che oggi mi ha permesso di guardare mia madre e sentirmi fortunata nell’averla ancora accanto, nel poter godere dei suoi sorrisi, nel sapere che c’è qualcuno pronto a schivare i sassi lanciati dalla vita per proteggermi, permettendomi di non sentirmi sola mai.

Auguri a tutte le mamme, esseri speciali.

 

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