Janis Joplin, “sepolta viva nel blues”

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Il 4 ottobre del 1970 veniva trovato il corpo senza vita della 27enne Janis Joplin, icona bianca del blues, che con la sua voce incantevolmente struggente conquistò l’amore di tutti, ma non quello per se stessa.

Era il 1970 quando Janis Joplin, nel pieno del suo successo, stava lavorando all’uscita di “Pearl”. Aveva già registrato gran parte dell’album, quando il produttore Paul Rotchild, in un normale giorno di ottobre, preoccupato del ritardo della cantante, mandò John Cooke a cercarla nel suo albergo. Ma giunto nella stanza 105 del Landmark Motor Hotel di Hollywood, la drammatica scoperta: il corpo senza vita di Janis, riverso a terra vicino al letto a causa di un’overdose di eroina.

Quel giorno la regina del blues avrebbe dovuto cantare sulla base musicale di “Buried alive in the blues” (Sepolta viva nel blues), titolo che oggi, alla luce del suo tragico destino, prende la forma di un’inquietante premonizione.

Sul palco faccio l’amore con venticinquemila persone, poi torno a casa da sola.

Ed morta così, uccisa dalla sua stessa solitudine, e dalle sostanze stupefacenti che stava usando per combatterla. Una solitudine tutta interna, una fragilità nascosta fra le note strazianti della sua straordinaria voce, un’incomprensione celata dalle luci del successo.

I’m buried alive, somebody help me
I beg for mercy, I pray for rain,
I can’t be the one to accept all this blame
Something here’s trying to pollute my brain
I buried alive in the blues

Eppure, nel testo di questo brano-testamento della sua infelicità, di cui oggi rimane solo la base strumentale, suona disperata e inascoltata una richiesta d’aiuto, la stessa che avrebbe potuto permetterle di liberarsi dalla sua vita caotica, dal sesso sfrenato con amori sbagliati, dall’uso di droga, alcool, sostanze chimiche di ogni genere.

It’s real hard you know, it’s real hard being buried alive
It’s real hard being buried alive
When you’re buried alive they walk right on by you
When you’re buried alive they never care about you
When you’re buried alive, oh, you reach out for somebody

Quando si soffre l’esclusione tutto sembra lontano, complicato, impossibile. Quando si sopravvive alla propria esistenza si diventa invisibili, inutili, superflui. Quando si è “sepolti vivi” le persone si limitano a mostrare la loro indifferenza, e nessuno scrupolo gli impedirà di calpestare le nostre ossa corrose dall’avvilimento quotidiano. È un vortice d’insensatezza da cui è difficile uscire illesi. Janis si era affidata all’eroina per estraniarsi da questa “bad condition”, ma il distacco dal mondo si è rivelato spietato, doloroso, definitivo.

A 45 anni dalla sua scomparsa, però, nulla ha scalfito il suo ricordo, che rivive immortale attraverso ogni disco, ogni canzone, ogni nota, ogni foto che la ritrae nel suo look hippie e nel suo stile inconfondibilmente attraente.

“Sepolta viva” nella storia e nel cuore della musica.

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