“Il Nulla”, gli Zen Circus e il vortice di vuoto della società

nulla

“Il Nulla si potrebbe definire un piccolo vademecum (ironico ed assolutamente autoironico) su come scrivere il testo di una canzone indipendente di questa nuova generazione. Ma non solo, è anche un urlo serio: il nulla, il niente, il vuoto si nascondono dietro l’angolo e mettersi sempre in gioco è l’unico modo per non esserne fagocitati. Insomma non sappiamo ancora dove ci troverete dopo questa pausa, ma è certo che non sarà dove ci aspettate”, così gli Zen Circus descrivono il loro brano.

E di nuovo a cercare parole
qualcosa da dire che possa stupire
la frase da urlare che faccia pensare

Ma tra le crisi d’identità di una gioventù povera di valori e di lavoro, e la crisi economica di un’Italia impegnata in una finta rivoluzione che trova nei social il suo sfogo inconcludente“nella testa oggi frulla solo una grande enorme voglia di pensare al nulla”.

Non è possibile pensare alla modernità, alla felicità, al cambiamento, in un mondo che ha smarrito le sue ideologie politiche e religiose, rinunciando alla comunicazione e alla ricerca della libertà come bene condiviso e reale.

Nello smarrimento generale ci si perde in parole impegnate miste a parolacce

mor-te-caz-zo
qua-lun-qui-smo
fi-ca, so-gno
so-cia-lis-mo
pa-rio-li-ni
pa-so-li-ni
cu-lo, mer-da
e sal-vini

E guardandosi allo specchio non resta altro che il sorriso ironico ed amaro di chi si è arreso al vuoto di una società in declino, o semplicemente di chi si è stancato di combatterlo.

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