Svelato Il codice della bellezza di Samuel [recensione]

samuel il codice della bellezza

Niente più segreti da decifrare, da oggi Il codice della bellezza del primo disco solista di Samuel è stato svelato nella sua interezza. Quattordici tracce dalle quali filtrare l’incanto che ogni persona speciale porta dentro di sé e trascina dietro di sé. Una grazia che va oltre i concetti puramente estetici. Una sensibilità che si palesa solo alle anime in grado di interpretarne e rispettarne il valore.

“Ho provato ad immaginare la bellezza come ad un codice scritto dentro le persone speciali, quelle persone che sono fonte d’ispirazione per chiunque gli stia vicino – ha scritto Samuel nel presentare la genesi dell’album. Un album desiderato, ispirato, voluto, che ha visto l’ex leader dei Subsonica rimettersi in gioco senza sconti, mettendo la sua identità al servizio di suoni rinnovati e nuove collaborazioni.

Il viaggio attraverso le sfumature della bellezza prende il via dai tre singoli che hanno anticipato l’uscita del disco: “La risposta”, “Vedrai” e “Rabbia”.

La risposta è una canzone che ho scritto in un momento di forte necessità espressiva. Porsi delle domande credo sia fondamentale per la naturale crescita di ogni uomo. Smettere di cercare risposte, smettere di aver curiosità, smettere di sentirsi come un bambino che impara a camminare è la fine di tutto. ‘La risposta’ racconta queste mie paure. Era giusto cominciare una nuova strada con questa canzone, perché è quella che maggiormente dipinge questi ultimi anni della mia vita musicale.

Cercare una risposta a tutti gli interrogativi che la vita dissemina lungo il nostro cammino è una spinta naturale alla crescita. Inevitabilmente ci troviamo costretti ad indagare su noi stessi e sul nostro rapporto con ricordi, paure, incomprensioni, necessità, dubbi. Le risposte, se ci sono, possono essere ovunque, negli alberi, nelle foglie, nel sole, in un temporale. Ma il più delle volte sono semplicemente nel nostro cuore.

“Se siamo ancora qui vuol dire che un motivo c’è”, comincia così il testo di “Vedrai”, brano scelto da Samuel per la partecipazione al Festival di Sanremo e seconda traccia del disco. È il valore della condivisione a fare da sfondo semantico al componimento, che dipinge l’amore come un sentimento indispensabile per affrontare le crisi del presente e riaccendere le speranze per il futuro. In due si possono annullare distanze, preoccupazioni, vuoti, paure. In due si possono mettere da parte la noia, l’abitudine, la delusione, la perfezione.. e fare spazio ai desideri. Imparando a meritarli, ad accoglierli, a prendersene cura. In due c’è sempre un motivo, per non arrendersi, per insistere, per difendere il miracolo che nasce nel cuore di chi sa ‘vedere’ oltre i piccoli crolli della quotidianità.

Perché noi siamo l’unica benedizione
L’unica tragedia, l’unica ambizione

“Rabbia” è invece una lente d’ingrandimento che focalizza l’attenzione sulle incomprensioni che vengono a crearsi all’interno di una coppia, un’altalena di umori ed emozioni che danno sfogo all’amarezza del momento solo per rinnovare l’intimità di un rapporto in grado di sopravvivere alle piccole tempeste che lo agitano.

Cosa c’è che non va
Quando guardi dritto e non mi parli
E se vuoi stiamo qua
Aspettando passi ancora un altro temporale

Ed è bellissimo comprendere
Che tutto questo ora diventa indispensabile
E che io posso solo arrendermi
E sorridere di te

Due universi paralleli che convivono nonostante le diversità, perché quando ci si ama c’è sempre qualcosa che unisce, che fa superare i blocchi, che ci spinge ad accettare le differenze biologiche, che fa diventare anche una litigata indispensabile. Tanto dopo ogni tempesta torna sempre la quiete, la pace, l’amore.

Il viaggio nelle relazioni continua con il “Il treno” dei desideri frenati, dei sentimenti taciuti, dei timori che precedono ogni disvelamento del cuore

perché non riesco mai ad arrivare fino in fondo
a dirle che venderei subito quello che ho per un suo sguardo
pregherei immobile di essere tra i suoi respiri
potessi affogherei le palpebre, questi attimi, tra le sue braccia

Ma “Più di tutto” i “sogni più intensi sono andati, troverai il modo di ricominciare e lo sai che certe volte può andar male”. Questa canzone è rifugio per gli esclusi, paradiso per chi continua a lottare e a seguire il proprio angelo interiore nonostante le sconfitte.

Ma c’è anche un momento in cui la notte rimane sospesa tra i dilemmi di un cuore che sa di dover rinunciare, ma non riesce a razionalizzare i pugni ricevuti, e trasforma ogni fuga obbligata in un indispensabile ritorno. “Dea” rappresenta la lotta tra la ragione e i sentimenti, ma soprattutto tra il dolore delle offese ricevute e quello di una separazione che, nonostante tutto, non riusciamo ad accettare.

Tra le cose che non ti ho mai detto c’è tutto l’odio che ho per te

per il tuo vuoto e inutile aspetto, per come sono quando sono con te

ed hai in mano il mio docile cuore

che cosa mi vorresti fare più delle cose che mi hai fatto già?

Ma poi c’è una molla che ci obbliga a smuovere le nostre convinzioni, “La statua della mia libertà” è il manifesto di questo movimento a cui affidiamo l’imprevedibilità della vita, “perché se io resto fermo allora muoio”.

Quando poi ci fermeremo a guardare indietro saremo solo un graffio

“Come una Cenerentola” è la storia di una notte di coraggio, di abbracci in cui obliare la fatica di un viaggio verso un orizzonte ignoto e insidioso. La traversata verso nuove speranze di chi affida la sua vita al mare nonostante il rischio del naufragio.

Come una vertigine ti troverà
quando realizzi che sei troppo in là
fuori da qui, lontano da un posto sicuro.

Qualcosa di nostro forse resterà
qualcosa che toglie ossigeno dall’aria
vorrei che prima di arrenderci
ci fosse ancora un battito
e il tempo di guardarci andare.
Qualcosa di questo fuoco resterà
la cosa che toglie ossigeno dall’aria
vorrei tornare a riprenderti
ma siamo solo un battito
un viaggio che sta per finire.

Come una voragine si è aperta qui
tra la dolcezza e la serenità
e non si può comprendere.

Non ha bisogno di spiegazioni il testo di “Qualcosa”, preludio di una fine che aspetta solo di essere annunciata, ma percepibile nel battito sommesso dell’epilogo. In “Niente di particolare” c’è invece tutto lo stupore che la scoperta della condivisione porta con sé, e quella sensazione di pienezza e perdizione in cui ci catapulta ogni nuovo amore.

Se non altro quando sto con te mi dimentico di ricordare

se non altro quando sto con te le nottate non son più dolore

non ho più paura di cadere

La traccia numero 11, dal titolo “Voleva un’anima”, suggella con un interessante duetto la collaborazione con Jovanotti. Ma la vera rivelazione è la struggente “La luna piena”, gonfia di presagi, rancori, ipocrisie, guerre perse, cieli stellati sterminati.

E poi si resta soli quando tutti sono andati via

e gli unici rumori sono ingranaggi della nostalgia 

Dopo aver ripreso fiato dando un “Passaggio ad un’amica”, il disco si avvia alla sua conclusione, e lo fa con la canzone che da il titolo all’intero progetto discografico: “Il codice della bellezza”, che chiude il cerchio di questa intensa indagine tra gli istinti interiori che muovono le nostre vite. Un brano fatto di sguardi empatici, di dolcezza, di complicità che parte dagli occhi per arrivare dritta al cuore, di amore. Un amore puro, tangibile dai piccoli gesti, dall’unione senza sforzi, da un respiro che basta per due. È bellezza che guarda attraverso, ad occhi chiusi, obliando le convenzioni estetiche per dare spazio al conforto, al perdono, a un abbraccio che fonde e guarisce.

Se volessi sapere cos’è la bellezza guarderei dritto verso te

se volessi sconfiggere la tristezza guarderei dritto verso te

se dovessi scordare l’amore chiuderei gli occhi insieme a te

i miei occhi solo per te

i difetti che sai perdonare e gli errori che cancellerai

il tuo codice della bellezza scriverai, scriverai

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