Guccini: “Ad Auschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio”

auschwitz

“Auschwitz” – A volte basta il titolo di una canzone a renderne tangibile l’intento semantico. Soprattutto oggi, Giorno della memoria e del ricordo dei prigionieri dei campi di sterminio nazisti.

Guccini in questo brano interpreta la drammatica storia di un bambino bruciato in un campo di concentramento. La sua storia è assunta a simbolo delle sei milioni di morti perpretate dall’orrore hitleriano, che il cantautore condanna con estrema delicatezza, estendendo la sua denuncia a ogni forma di conflitto che imbruttisce l’umanità.

Questa canzone è uscita per la prima volta nel 1964, e probabilmente voleva essere un monito a frenare la guerra in Vietnam, allora in corso. Inclusa nell’album “Folk Beat n.1”, cantata originariamente fu cantata dall’Equipe 84 con un testo abbastanza diverso.

Un brano che resta e torna sempre attuale. Un testo semplice, diretto, che nella sua essenzialità colpisce dritto al cuore chi ne coglie la poesia e l’intento morale. La musica si fa portavoce dei drammi dell’umanità, denunciandone i risvolti più biechi, che partono dalla tragedia senza volto della singola vittima, per abbracciare chiunque si senta partecipe della commozione legata alla necessità di non dimenticare.

Lo stesso Guccini ha dichiarato che “la prima idea” per questa canzone gli venne dalla lettura di Tu passerai per il camino – Vita e morte a Mauthausen (Mursia, 1965), un libro di memorie di Vincenzo Pappalettera.

Son morto con altri cento
Son morto ch’ero bambino
Passato per il camino
E adesso sono nel vento,
E adesso sono nel vento.

Ad Auschwitz c’era la neve
Il fumo saliva lento
Nel freddo giorno d’inverno
E adesso sono nel vento,
E adesso sono nel vento

Nella prima parte del brano è proprio il bambino bruciato a presentarsi e descrivere la sua tragica morte. Una morte che ha colpito indistintamente altre cento persone. Il fumo dell’ingiustizia ardeva in un normale giorno d’inverno. Disperdendo nel vento delle fragili e innocenti vite.

Ad Auschwitz tante persone
ma un solo grande silenzio
È strano, non riesco ancora
a sorridere qui nel vento,
a sorridere qui nel vento

Io chiedo, come può un uomo
uccidere un suo fratello
Eppure siamo a milioni
in polvere qui nel vento,
in polvere qui nel vento.

Nella seconda parte la scenografia del dramma si arricchisce di nuovi particolari, e soprattutto di un nome: Auschwitz, luogo in cui non sono morte solo milioni di anime, ma si è spenta ogni forma di dignità, rispetto, clemenza, pietà. Il freddo estremo dell’inverno innevato ha lo stesso spirito gelido che alberga nel cuore imperturbabile degli assassini. Guccini evita macabri particolari, lasciando irrisolti i quesiti legati alla crudeltà e all’insensibilità dell’uomo che uccide e toglie il sorriso ai suoi fratelli.

Ma una cosa non sfugge agli occhi e alle orecchie: l’immensità assordante del silenzio. 

Ancora tuona il cannone,
Ancora non è contenta
Di sangue la belva umana
E ancora ci porta il vento,
E ancora ci porta il vento.

Io chiedo quando sarà
Che l’uomo potrà imparare
A vivere senza ammazzare
E il vento si poserà,
E il vento si poserà.

Le ultime due strofe sono intrise di rabbia e speranza. Sono il grido disperato contro la gratuità e la bestialità della guerra, che sembra non dissetarsi mai del sangue delle sue vittime, continuando a infierire sui più deboli.

Colpevole è l’umanità intera, qui invocata a riconoscere le sue colpe attraverso la testimonianza di un bambino, simbolo dell’innocenza e della purezza. “Io chiedo”, in questo clima di pathos crescente, trascinato dalla presenza costante del vento, non sta ad indicare una domanda, ma piuttosto una preghiera, un bisogno di porre fine a ogni piccola o grande tragedia del mondo.

Solo prendendo consapevolezza di questi limiti, e sforzandosi di valicarli, l’uomo potrà dirsi di nuovo uomo, permettendo al “vento di posarsi” nella quietezza della pace. Dove il silenzio non farà più paura.

“Oggi, 10 marzo 2016, alle ore 13.00 è partito per Auschwitz dalla Stazione di Milano il Treno per la Memoria (organizzato da CGIL-CISL-UIL Lombardia con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica).

Sul treno viaggerà Francesco Guccini – a 50 anni dalla pubblicazione della sua celebre Auschwitz – insieme a Sua Eccellenza Monsignor Matteo Maria Zuppi, Vescovo di Bologna e alla classe 2°B della Scuola Media Salvo d’Acquisto di Gaggio Montano, sull’Appennino bolognese, per la prima volta verso Auschwitz e Birkenau. Il treno arriverà domani 11 marzo. 

Il loro viaggio sarà un viaggio di pensieri, parole, memorie, domande, racconti, riflessioni sulla tragedia e l’orrore dell’Olocausto e su quanto oggi sia più che mai necessario parlare di memoria, di guerra, di intolleranza, di dialogo, di pace. Ancora tuona il cannone, ancora non è contenta, di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento, cantava Guccini in Auschwitz nel 1966.

Questo viaggio sarà raccontato in un film documentario ideato e diretto da Francesco Conversano e Nene Grignaffini, prodotto dalla società di produzione Movie Movie di Bologna in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, e ad oggi con il contributo di UnipolSai Assicurazioni, Conad, Piquadro, BCC – Banca Di Credito Cooperativo Dell’Alto Reno.” – si legge sulla pagina facebook del cantautore.

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