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Tra graffi e fusa – i Giorgieness incantano il tender:club

Luci ed ombre, speranze e disillusioni, rabbia e ironia, graffi e fusa – è in questo gioco di contrasti che si fonda la forza dei Giorgieness. Una miscela perfetta tra l’energia del rock e la delicatezza dei testi

A solo un anno dal tour di esordio La giusta distanza, i Giorgieness tornano al tender:club di Firenze con Siamo tutti stanchi, secondo album della band capitanata da Giorgia d’Eraclea, voce, anima e autrice del gruppo composto da Davide Lasala alla chitarra che ha prodotto, arrangiato e registrato i due dischi, Andrea De Poi al basso e Lou Capozzi  alla batteria.

Il concerto si apre con Avete tutti ragione – E hai portato a casa Giorgia, ma non era quella giusta – Giorgia è sempre lì, prepotente, a far capire fin da subito che anche questo disco parte dalle sue esperienze per abbracciare il vissuto di chiunque si possa riconoscere nei suoi testi. Si passa poi a due brani del primo album – K2 e Sai parlare – altezze e bassezze, l’illusione del sentirsi protetti che al primo schianto sprofonda nel vuoto del disincanto. E rinchiusi nella torre più alta è facile perdere il Controllo – restando intrappolati in un cerchio immobile di paure e violenze taciute.

Parli di felicità con gli occhi grandi e vuoti
Di futuri senza trucchi per sentirci meno fragili
Ma siamo tutti stanchi, siamo vecchi e siamo stupidi
Vecchi i nostri sentimenti e le parole per descriverli

Hai detto: guardaci! Come siamo belli
In questi momenti storici, fotografati e immobili
Ci sentiamo forti solamente con i numeri
E ci sentiamo soli, ma in due già siamo troppi

Ma è solo con il brano Vecchi che vien fuori il vero perno semantico del disco, pervaso da quella stanchezza mentale che spesso rende le nostre vite artefatte e instabili. Dopo l’esecuzione di Fotocamera, che immortala la consapevolezza dei propri errori e il grido di aiuto di chi chiede Tu no, non lasciarmi qui – l’atmosfera si fa più intima e profonda con Che strano rumore e Non ballerò, perle di rara bellezza ed intensità.

Brani vecchi e nuovi continuano ad alternarsi in un crescendo emotivo che rende il pubblico sempre più partecipe, nonostante qualche piccolo problema acustico che mette a dura prova il lavoro del fonico Andrea – Che cosa resta, Farsi male, Dare fastidio, Dimmi dimmi dimmi – canzoni che graffiano l’anima per poi farle le fusa, come i gattini che tanto ama Giorgia.

Si prosegue senza soste (a parte qualche sorso di Gin lemon) con Essere te e Calamite, in entrambe latitano il senso di incomprensione, la perdita della magia, l’aridità dei rapporti e delle critiche sterili, l’insensibilità che separa, i sentimenti che rendono vulnerabili.

C’è un silenzio voluto nell’anima

Dopo l’esecuzione di Lampadari, il brano preferito di Davide, Giorgia annuncia la fine di un live volato troppo in fretta, donando tutta se stessa in Mya, un componimento che riempie, svuota e consuma davvero.

Dopo una breve pausa la band torna sul palco per regalare al pubblico gli ultimi due brani. Io torno a casa e Come se non ci fosse un domani segnano la fine di un susseguirsi di emozioni che per un attimo ci hanno fatto dimenticare di essere stanchi.

Il resto è un fiume in piena che si calmerà

Grazie Giorgieness, grazie tender:club

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