Il Geometra: anche da “Ultimi” si resta in piedi [intervista]

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Uscito il 20 novembre per Panico Dischi, “Ultimi” è l’esordio discografico de Il Geometra. Piccole e grandi sconfitte, storiche e personali, percorrono le 11 tracce dell’album. L’intervista alla band

Sorprendenti rivelazioni nella scena indie italiana. È stato pubblicato lo scorso 20 novembre per Panico Dischi, il primo album de Il Geometra, band composta da tre giovani ragazzi di Foligno. Jacopo Maria Magrini alla voce e alla chitarra, Lorenzo Venanzi al basso e Francesco Bitocchi alla voce, sinth e batterie elettroniche.

Il disco è stato anticipato dall’uscita del singolo “Restiamo nascosti”, il cui videoclip è stato realizzato con le riprese amatoriali dei fan della band. Il testo del brano è un elenco delle cose indomabili, delle impossibilità create o imposte, di tutte le realtà che ci rendono vulnerabili al loro cospetto, e spesso ci fanno sentire gli ‘ultimi’.

Nell’incedere del pezzo una piccola speranza fa capolino tra le strofe, invitandoci a reagire positivamente alle nostre debolezze, ma il resto dell’album muove le sue note in quello spazio di sfiducia generale che non sempre può essere debellata. Testi significativi, di spessore, avvolti da sonorità pop delicate ed originali.

Ma lasciamo che siano i protagonisti di “Ultimi” a raccontarsi:


Primo album, cosa rappresenta per voi questo progetto discografico? 

Per noi sono stati mesi molto duri, siamo partiti da pochissimo e in poco più di un anno abbiamo dato alle stampe il nostro primo lavoro, ovviamente questo risultato rappresenta per noi enorme ragione di orgoglio. Come tutti i primi lavori è l’insieme di canzoni che sono nate strada facendo, una sorta di raccolta delle nostre passioni, paure, miti, falsi miti. Le difficoltà sono enormi, ma non crediamo sia giusto raccontarle, il rischio è sempre quello del vittimismo, nessuno ci obbliga a fare i musicisti, io personalmente lo faccio perché non credo sarei in grado di vivere serenamente senza questa componente artistica.


Tracklist, vi va di tracciarne un percorso semantico con qualche riga dedicata ad ogni brano?

  • Prima dell’isola:

è un brano d’amore, forse sciocco, uno di quelli che ti vergogni un pochino a cantarlo. Ma è anche un brano sulla consapevolezza di quanto personalmente sia inadeguato a fare una miriade di cose che invece dovrei essere capace di fare.. di quanto si ancora figlio e per niente uomo.

  • Banco Ambrosiano:

è ovviamente dedicata a Roberto Calvi, sono molto appassionato di quel periodo storico, a livello quasi maniacale. Però non è che sia uno di quei testi didascalici che analizzano la figura del banchiere in chiave storico/critica. Mi interessava il fattore umano del personaggio.

  • Restiamo nascosti:

è il singolo ed è una traccia di speranza inserita in un contesto che sicuramente non è tendente all’ottimismo. Era importante dare un segnale simile, dire che si resta in piedi, nelle piccole come nelle grandi tragedie.

  • Le persone buone:

tutto sta nel primo verso..che è provocatorio, non è che le persone buone che incontriamo nella vita siano davvero 7, tuttavia se ci mettiamo davvero a contare quanta gente abbiamo conosciuto in vita nostra e a quanti di questi saremmo pronti ad affidare le chiavi della nostra anima credo ne rimarremmo sorpresi, non positivamente penso.

  • Marie curie: 

già presente nel nostro EP, si tratta di un brano d’amore in senso lato che sfrutta la figura della nota chimica per il rapporto così autodistruttivo che la stessa ha avuto con la sua materia di studio.

  • Francesco non resiste:

è un brano scritto da Francesco, lui lavora molto per immagini e suggestioni. Sono tante emozioni che raccontano il suo modo di vivere i rapporti, la trovo deliziosa.

  • Infiniti mondi:

secondo brano firmato da Francesco..prende spunto dalla storia vera di questa signora australiana e ricchissima che era stata avvelenata dalle figlie per ragioni di eredità. Sopravvissuta al tentativo di omicidio, trovatasi sul letto di morte per cause naturali, la stessa aveva sarcasticamente lasciato alla sua ingrata prole solo 30 denari, la stessa somma per la quale Giuda vendette Cristo.

  • Biblioteche comunali:

anche questa già nell’EP e riarrangiata per l’occasione, racconta delle suggestioni che si provano preparando gli esami in una biblioteca di una città piccola come la mia. I volti degli anziani, la gente che entra solo per ripararsi dal freddo, le leggende raccontate dai vivi per miracolo. Un simpatico acquerello di provincia.

  • Fari spenti:

una canzone che si muove per immagini, ma che è sostanzialmente dedicata a Dario Hubner. Io sono appassionato di calcio nostalgico, questo giocatore per me è una bandiera, un idolo. Eppure non ha mai militato in una grande squadra. Quasi sempre i nostri insuccessi sono colpa nostra, ma spesso le cose molto semplicemente non succedono.

  • Ultimi:

la title track del disco parla appunto della storia di un terzo portiere di una squadretta dilettantistica. Questo ruolo credo esuli dallo sport in cui si inserisce, un portiere non è un calciatore, è un martire. E credo che quell’atteggiamento mentale resti dentro a prescindere dalla pratica sportiva. Ovviamente si tratta di una metafora, ma credo sia abbastanza calzante.

  • Preghiera rossa:

terzo brano salvato dall’EP parla di questa donna che lascia il fidanzato per la clandestinità delle B.R. durante gli anni di piombo. Mi piace vederla come una canzone sulle donne, non sul terrorismo. Mi stupisce sempre pensare che quando il male radicale viene commesso dal sesso femminile sia maggiormente stigmatizzato a causa, credo, del fatto che la donna nasce madre.


Ultimi tour, qual è il vostro rapporto con il pubblico e con le esibizioni dal vivo?

Suonare live per chi viene da un posto piccolo come il nostro è un’avventura magica. In queste settimane aspettiamo che arrivi venerdì, carichiamo e partiamo. Non sappiamo mai bene dove andiamo, quali difficoltà affronteremo..sappiamo sempre che domenica torneremo a casa malaticci, acciaccati, drammaticamente stanchi. Eppure ogni venerdì la magia si ripete. Il pubblico è sparso a macchia di leopardo in tantissime città, questi sono gli effetti della rete d’altra parte. Ma andare a Varese e vedere delle persone che cantano le tue canzoni, e scoprire poi che la stessa cosa succede magari in Puglia.. questo ripaga tutto, anche se dovessimo suonare per una sola persona tutto avrebbe senso.

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