Francesco Gabbani, dimenticare tutto con un “Amen” [intervista]

amen

In gara nella categoria Giovani di Sanremo 2016, Francesco Gabbani si racconta attraverso il brano che presenterà al Festival: “Amen”. Un testo costruito con l’intreccio di una serie di paradossi legati al modo di vivere e affrontare i problemi dell’uomo contemporaneo, sarcasmo che fa cantare e riflettere.

  • “Amen”, un titolo perentorio che, almeno nell’accezione religiosa del termine, sembra non ammettere repliche. Ma cosa si nasconde dietro questa apparente oggettività semantica?

In realtà anche se il titolo ha un’origine religiosa, nella canzone è preso in riferimento in quanto termine della cultura italiana, pur avendo le sue basi su una cultura di stampo cristiano. Il testo non vuole andare contro le credenze religiose, delle quali ho un grande rispetto, soprattutto se sono condotte con un senso umano giusto. Il mio riferimento è alla tendenza del popolo italiano di pronunciare il suo “Amen” rassegnato di fronte ai problemi.

  • Non hai avuto paura che la scelta di un titolo legato alla cristianità potesse escluderti da un contesto selettivo come Sanremo?

Sì, presentare questo brano al Festival è stata un po’ una sfida. Tra l’altro questa canzone non era stata composta per partecipare a Sanremo, ha avuto una sua vita indipendente. Probabilmente avremmo composto qualcosa di più ruffiano (ride) Sapevamo di andare incontro ad un eventuale scarto. Ma la soddisfazione, una volta accertata la partecipazione alla gara, si è automaticamente raddoppiata.

Una scelta rischiosa, ma profondamente originale, lontana dagli stereotipi semantici a cui ci ha abituati il Festival. Tutto il testo di “Amen” è giocato su una serie di stravaganti paradossi legati al modo di vivere e di affrontare le difficoltà quotidiane dell’uomo contemporaneo, che spesso si arrende all’assurdità degli eventi senza reagire.

Un visionario mistico all’università
mi disse l’utopia ci salverà.
Astemi in coma etilico per l’infelicità
la messa ormai é finita figli, andate in pace
cala il vento, nessun dissenso, di nuovo tutto tace.

Gesù s’é fatto agnostico, i killer si convertono
qualcuno è già in odor di santità.
La folla in coda negli store dell’inutilità
l’offerta è già finita amici andate in pace
cala il vento, nessun dissenso, di nuovo tutto tace

Le incongruenze si inseguono strofa dopo strofa, fino ad assumere contorni di preoccupante realismo. La sterilità delle azioni di massa del popolo inebetito dalle abitudini, si spegne puntualmente nel silenzio della tacita approvazione.

E allora avanti popolo
che spera in un miracolo
elaboriamo il lutto con un Amen.
Dal ricco in look ascetico, al povero di spirito
dimentichiamo tutto con un Amen.

  • Ma esiste un miracolo che può salvare l’uomo da questa condizione di frenetica immobilità?

No, questo miracolo non esiste. Ogni riflessione che emerge dal brano, scritto con il mio compagno autorale Fabio Ilacqua, è un modo sarcastico per intendere esattamente il contrario di quello che viene detto.

Questo aspettare un miracolo che salvi tutto è un approccio tipicamente italiano e cristiano. Bisognerebbe capire che per cambiare le carte in tavola è necessario cambiare a livello personale. Invece di aspettare un miracolo che risolva le cose al nostro posto, dobbiamo capire che il miracolo siamo noi, e che il ribaltamento delle cose deve partire dalla nostra volontà.

Quando ci rendiamo conto che ci sono delle cose intorno che per loro natura non possono cambiare, siamo noi che dobbiamo cambiare atteggiamento nei confronti dei problemi. Il cambiamento siamo noi.

  • A fare da cornice musicale al senso più riflessivo del testo, l’ennesimo paradosso: un ritmo che commistiona sonorità elettroniche con elementi pop-dance, sui quali tu stesso muovi dei passi di danza all’interno del videoclip del brano. È una scelta provocatoria o puramente stilistica?

Il balletto è venuto fuori per gioco durante le riprese, ma poi è diventato effettivamente caratterizzante. I passi di danza tendono a sdrammatizzare, più che a provocare.

Dietro al ritmo ballerino e la melodia fresca si cela l’idea di stimolare una riflessione, laddove ci fosse la voglia di andare oltre e addentrarsi nel brano. Altrimenti anche far canticchiare e divertire è un bel traguardo.

  • Insomma, un brano che si adegua a ogni tipo di pubblico, dal meno al più impegnato. Merito anche della forte esperienza maturata nel corso degli anni. Come sarà il tuo approccio verso il Festival e la relativa competizione?

Non sono un novellino, ci arrivo con una grande esperienza alle spalle. Il percorso che ho fatto mi è servito per capire che la chiave di lettura migliore per proporsi al pubblico è quella della spontaneità. L’importante è essere se stessi. Sono sereno di essere me stesso, anche se Sanremo resta il palco della tremarella. Ma il bello è anche questo. Mi butterò.

  • Se potessi chiudere questa intervista con una citazione dal tuo brano?

Non so, è una bella domanda.. mi viene da pensare al ritornello

Dimentichiamo tutto con un Amen

Alla partecipazione al Festival seguirà la pubblicazione dell’album “Eternamente ora”, in uscita venerdì 12 febbraio. Nel frattempo.. un grande in bocca al lupo.

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