Firenze Libro Aperto – la prima giornata

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Discreto successo per la giornata inaugurale del primo festival del libro toscano. Il Padiglione Spadolini ha aperto le sue porte al pubblico alle ore 10:00 con la presentazione degli organizzatori, per poi accogliere un discusso ospite a sorpresa: Salvini. Nonostante le tante polemiche, la kermesse è proseguita senza intoppi, con tantissimi incontri e discussioni su romanzi, racconti, libri di musica, arte, storia, politica. Un’offerta ricca ed eterogenea sviluppata in diversi spazi ‘colorati’, senza dimenticare la fiera del libro e le tantissime esposizioni messe in piedi dalle case editrici che hanno preso parte attivamente all’evento.

La mattinata è proseguita con un’interessante discussione tra Giovanni Bogani, Alessandro Falciani, Andrea Ulivi e Valentina Lingria sul tema “Dall’autore all’editore al pubblico, il lavoro editoriale”, offrendo molti spunti di riflessione sulle nuove modalità di fruizione del libro, soprattutto attraverso i blog online, che si stanno imponendo per la loro immediatezza e fruibilità.

Grande attesa per Joe Richard Lansdale, che ha tenuto un primo incontro con la stampa nella Sala gialla. Spazio anche alla storia di Firenze, con un itinerario itinerario illustrato negli acquerelli di Massimo Tosi, dal titolo “Centri storici fiorentini”.

Patrizia Emilitri ha poi presentato “Come se l’amore potesse bastare”, mentre nella Sala verde si è tenuto l’incontro con Chiara Novelli e le sue “Venticinque piccole storie perverse”, racconti di parafilia con cui si tratta il delicato tema dell’anormalità psichica nella ricerca del piacere e della soddisfazione sessuale, fino ad arrivare all’episodio finale del libro – primo in ordine di scrittura – che affronta le conseguenze psichiche di un aborto, un crescendo di tragicità che porterà la protagonista alla follia e ad un epilogo tragico. Un mondo particolare che l’autrice ha indagato con dettagliata sensibilità, per andare a scavare in quell’abisso di intimità che spesso viene omesso o condannato dalla società perbenista.

Alessandro Vannel ha invece parlato di “Eros e parole”, mentre Barbara Belli ha presentato i “Dialoghi della cucina tra un economista e una non so”. Nella Sala bianca è stata imbandita una tavola rotonda per discutere de “I Saloni del libro come opzione di diffusione della cultura”, portando come esempio il Salone del libro di Torino, e premiando l’iniziativa fiorentina che mira a raggiungere gli stessi obiettivi di una manifestazione così significativa e importante per la difesa e la promozione del nostro patrimonio culturale. Subito dopo l’incontro “Piccoli, medi e grandi editori: tre monologhi non fanno un dialogo”. Nella Sala Gialla il momento di Maria Teresa Cipri con “Guerra D’amore”.

Spazio alla cucina e alla musica nella Sala Verde con Alessandro Canino, che nel corso dell’appuntamento con “Le parole della musica e la musica delle parole”, ha parlato del suo particolare libro di ricette “Brutta ma buona”. Per ogni pietanza un prezioso suggerimento sulla canzone più adatta da ascoltare durante la preparazione.

Simona Sparaco, mamma ed autrice del romanzo “Sono cose da grandi”, ha parlato della genesi del suo lavoro, che parla proprio del rapporto tra una madre e un figlio e della difficoltà di un genitore di spiegare l’esistenza del male, della violenza, delle catastrofi naturali, senza limitarsi a troncare il discorso con la classica frase: “Sono cose da grandi”. Nel libro troviamo la voce di una madre che cerca il modo più giusto e delicato per offrire delle spiegazioni alle domande del suo piccolo.

«Questa lettera ha inizio nell’estate dei tuoi quattro anni. Quando le mie paure si sono schiuse davanti alle immagini di una strage. Poco dopo la Terra ha tremato. E anche io sono stata contagiata da quel tremore, perché l’ho avvertito in te».

Un giorno, davanti alla televisione, per la prima volta Simona riconosce negli occhi del figlio la paura. E non è la paura catartica delle fiabe, è quella suscitata dalla violenza del mondo. La frase usata fino ad allora per proteggerlo – «sono cose da grandi» – non funziona più. Così decide di rivolgersi a lui, con semplicità, per dirgli ciò che sulla paura ha imparato. Ma anche per raccontargli la dolcezza di una vita quotidiana a due, tra barattoli pieni di insetti e scatole magiche dove custodire i propri desideri. Scrivendogli scopre la propria fragilità, e in questa fragilità, paradossalmente, una forza.

Spazio anche alla storia con “Ribelli d’Italia. Il sogno della rivoluzione da Mazzini alle Brigate rosse” di Paolo Buchignani, per poi proseguire con Alessandro Vanoli (“L’ignoto davanti a noi”) e Michele Brancale con libro antologico “Paura”.

Grande affluenza all’incontro che ha avuto come protagonista Andrea Scanzi, una delle firme di punta del“Fatto Quotidiano”, conduttore televisivo e opinionista, ma anche autore e interprete teatrale. “I migliori di noi” è il suo secondo romanzo. Due amici che si ritrovano dopo trent’anni ed è come se il tempo non fosse mai passato nel loro spontaneo riconoscersi e ritrovarsi. Una storia folgorante sull’amicizia e sull’amore, sul tempo che ci scivola addosso, sulle cose che lasciamo andare, e su quello che abbiamo salvato. Ma Scanzi ha parlato anche di musica, della sua tesi sui cantautori della prima generazione, sull’importanza data alla parola da un artista come De André (che non rilasciava mai interviste senza prima ricevere le domande via fax), sull’influenza di Gaber e delle sue idee, sulla delusione provocata dal declino stilistico e semantico di Ligabue a favore di un sempiterno Vasco.

Giancarlo Antognoni, Alberto Di Chiara e Alessandro Bonan hanno parlato di “Quella sporca finale”, mentre nelle altre sale venivano presentati la collana “Narrare humanum est”, “Il sole che nessuno vede”, “Uno strano amore”, “Si Può” e sito “soli ma insieme”, sull’importanza di stare vicino a bambini e ragazzi in lutto.

Molti applausi anche per Alessia Gazzola con “Un po’ di follia in primavera”, il grande ritorno di un’autrice bestseller con una nuova indagine di Alice Allevi, il personaggio più amato dell’autrice, che ha ispirato la serie tv L’Allieva. Alessia ha parlato del suo lavoro da medico legale, della sua vita frenetica da madre, del tempo che nonostante tutto riesce a dedicare alla scrittura, che ancora oggi per lei rappresenta uno svago, un momento per dedicarsi a se stessa e alla bellezza di questa passione, “un lavoro senza il peso della fatica che qualsiasi mestiere implica”.

Si prosegue con Valerio Aiolli “Lo stesso vento”, Massimo Avuri con il volume “Lo stagno”, Clementina Greco con il volume “Déjà vu”, Barbara Perucca con il volume “Non voglio ammettere che ti amo” e “O BABBO ma come tu parli?” il Vocabolario del fiorentino contemporaneo a cura di Accademia Della Crusca. Poi l’incontro “La traduzione e il rapporto con l’autore” con Francesco Durante, Ilide Carmignani e Giuseppe Girimonti Greco e la presentazione di “Amare senza farsi male” con l’autrice Nives Favaro e Andrea Bocconi e di “Variazioni di luna: donne combattenti in Iran, Kurdistan, Afghanistan” di Patrizia Fiocchetti.​

Inaugurata anche la bellissima mostra Fotografica Icone Del Rock di Tania Bucci, con 90 immagini dei più grandi artisti del mondo del Rock. Sempre in tema grandi artisti, Luca Scarlini ha presentato Ziggy Stardust, trasportando il pubblico nelle scene, nei teatri, nella vita di una rockstar messianica in un mondo sull’orlo dell’apocalisse attraverso le tante foto proposte sullo schermo. Un ritratto perfetto dell’identità aliena, multisessuale e aggressiva di Ziggy Stardust, la più nota creazione di David Bowie, un personaggio immaginario portatore di una nuova visione della musica e della realtà.

Tocca poi a “La crudele bellezza”. Una storia famigliare di grandi borghesi con Dario Nardella, Sindaco di Firenze e Paolo Ermini, Direttore del Corriere Fiorentino. Tre fratelli: il primo, commercialista. Il secondo, un politico. Il terzo, un giornalista. Marco Ferrante nel suo Gin tonic a occhi chiusi rilascia il ritratto impietoso di una famiglia altoborghese in una Roma sfavillante, vuota e dissoluta.

Adriano Buldrini presenta “Conoscere gli arcangeli”, Mario Gesù Fantacci presenta al pubblico “Dan Brown, io non ti credo” e Lorenzo De Santis e Giulia Carnesecchi parlano de “La Firenze male”, per poi passare il testimone ad Andrea Gamannossi per la Presentazione di “Nelle fauci del mostro di Firenze, raccolta di racconti gialli intorno al Mostro di Firenze.

Emozioni e sala gremita per l’incontro con Mauro Corona, che ha aperto il suo intervento con la teoria dell’essenza del togliere, “perché è solo togliendo che si apprezza il valore delle cose. Quando ti chiedono dove poter mangiare bene, consiglia loro di stare due giorni a digiuno”. Un dibattito ricco di aneddoti, citazioni, racconti di vita dura e vissuta, descritti con l’ironia tipica di chi ne ha superato tanti momenti difficili senza perdere di vista le cose importanti, e acquisendo nuova forza dalle negatività.

“Nessuno è tanto annoiato quanto un ricco”

dice Mauro Corona parafrasando il grande poeta Iosif Brodskij, e lo sa bene il protagonista del romanzo presentato: “La via del sole”, un ragazzo talmente abituato a ottenere tutto dalla vita che ormai da tutto è nauseato. Di ottima famiglia, ricchissimo e anche piuttosto affascinante, a nemmeno trent’anni è già uno stimato ingegnere cui non manca davvero nulla: ville, automobili, ma anche amici, donne e salute. Un eccesso di cose per lui sempre più opprimente… È per questo che di punto in bianco decide di dare una svolta radicale alla sua esistenza abbandonando il lavoro e rinunciando a ogni comodità per andare a vivere in una baita di montagna. E proprio mentre comunica ai genitori l’intenzione di ritirarsi sdegnosamente dal mondo, ne capisce ancora più profondamente le ragioni. Evocando le memorie dell’infanzia, scopre infatti i ricordi buoni: visioni di cime lontane, limpide sorgenti, ruscelli canterini, pascoli verdi e cascate lucenti di sole. Sì, il sole! È lui il ricordo più bello, il vero motivo che lo spinge a lasciare tutto e trasferirsi lassù. Ma una volta tra i monti, dove finalmente può dedicarsi incessantemente alla contemplazione della palla infuocata, si accorge che le ore di luce a sua disposizione non gli bastano più, e ricomincia la sua lotta contro l’eterna insoddisfazione e il desiderio innato dell’uomo di non accontentarsi mai.

Farsi raccontare delle storie è un rito antropologico che ancora oggi ci regala fughe in altre vite e in altri mondi. Ci aiuta a riflettere sulla nostra esistenza o semplicemente ci rilassa, facendoci abbandonare al suono delle parole. Ogni sera il pubblico arriva, portandosi una tazza da casa, può degustare tè, cioccolato caldo e pasticcini, e ascoltare due o più racconti scelti e introdotti da Marco Vichi e letti da Lorenzo Degl’Innocenti. Ospiti della prima serata di Quaderni Joe R. Lansdale e Divier Nelli, in collaborazione con Teatro della Pergola.

La serata è stata invece interamente dedicata alla musica con i The big blue house (vincitori edizione 2016 Pistoia Blues next generation), i Endless Harmony, e la straordinaria partecipazione di Morgan, eclettico protagonista del panorama musicale italiano, che ha offerto ai presenti uno spettacolo sopra le righe alternando momenti musicali ispirati dal repertorio classico a capolavori della sua scrittura.

“Perché a volte la follia sembra l’unica via per la felicità”

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