Ex-Otago: il conflitto interiore dei “Cinghiali incazzati”

cinghiali

Cinghiali incazzati è il primo singolo estratto da “Marassi”, il nuovo album degli Ex-Otago. Un pezzo electro-pop anni ’80 con un ritornello dal forte appeal radiofonico che parla delle diverse facce che l’uomo porta dentro di sé e della difficoltà nel farle convivere senza perdere di vista la sua natura più vera.

Il disco, la cui pubblicazione è stata annunciata proprio attraverso questo brano, è in fase di registrazione sotto la guida e l’egida di Matteo Cantaluppi al Mono Studio di Milano, ed uscirà dopo l’estate per INRI e Garrincha Dischi. L’album, come i precedenti progetti discografici della band, “Mezze Stagioni” e “In capo al mondo”, è stato realizzato grazie al crowdfunding lanciato su Musicraiser, sostenuto con entusiasmo e numeri vincenti dai fan. La campagna si è conclusa con oltre il 130% dei fondi richiesti, con 500 raisers e 400 dischi acquistati in prevendita a scatola chiusa.

Il titolo dell’album, “Marassi”, è un omaggio al quartiere di Genova in cui gli Ex-Otago hanno dato vita alla tracklist del disco. Un lavoro che alterna serietà ed ironia, universalizzando gli errori che commettiamo quotidianamente e le scelte di vita che conducono i nostri passi lungo un percorso interiore alla scoperta di noi stessi.

“Cinghiali incazzati” è il ritratto inconstante di questa continua ricerca, fatta di insicurezze e contraddizioni esistenziali:

Sono un’onda in un lago, una montagna al largo, so disegnare su un foglio con le parole, sono acqua e fuoco, mi contraddico, me lo consento. Sono una casa a cielo aperto, sono una valigia piena in una valigia più grande, un bambino all’acquario visto dallo squalo, sono l’ultimo ballo prima dell’addio, sono come sono, un po’ cambiato.

Sono una foto ricordo che non ho vissuto, una storia allegra con un finale aperto, sono un vino annacquato ma di nascosto, sono o non sono io non l’ho mai capito, sono un Pinocchio appeso in una Fiat Punto, oppure un pesce rosso molto affezionato, sono in coda all’ingresso e non so se entro, sono un bosco in pieno centro.

Siamo figli d’operai, faccendieri disperati, cinghiali incazzati ed io non sono un uomo, almeno non ne sono sicuro.

Nel testo del brano si susseguono diversi elementi, che vanno ad enfatizzare il conflitto interiore fra le diverse sfumature che colorano la nostra interiorità. La continua lotta tra la paura ed il coraggio, tra il grigiore e la dolcezza. Tutto questo, insieme, a formare ciò che siamo. C’è chi soccombe ai dissidi emotivi con l’immobilità, e chi invece ha la forza di accettarsi, di reagire, di correre il rischio di urlare al mondo le sue idee senza il timore di essere giudicato, con la speranza di “conquistare un amore verso qualcuno, o magari solo verso se stesso.”

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