Ermal Meta – “Vietato morire”, autobiografia di una rinascita

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“L’amore non è violenza”, è da questo fondamento che si sviluppa il testo di “Vietato morire”, brano dallo sfondo autobiografico con cui Ermal Meta si presenta al suo esordio tra i big del Festival. Dopo 3 partecipazioni nella categoria giovani, tra cui l’ultima proprio lo scorso anno da solista, torna sul palco dell’Ariston con una canzone fortemente significativa, per sé e per le persone a cui è rivolta

Vietato morire è l’imperativo nato da una ribellione alle violenze subite da Ermal durante la sua infanzia, già raccontate nel brano “Lettera a mio padre”, nel quale aveva denunciato la mostruosità di un uomo di cui faticava ad accettare anche quel poco che aveva lasciato dietro di sé. Un cognome, una ruga di espressione, l’amara sensazione di non appartenenza. Ma anche due cicatrici sulle spalle sulle quali attaccare le ali della rinascita e provare ad essere non solo un figlio, ma anche un padre esemplare.

Ed è proprio dalla consapevolezza di questa rinascita che si sviluppa il componimento presentato a Sanremo, che prende avvio dai ricordi indelebili di quel passato fatto di dolore, fatica, sogni spezzati, sorrisi feriti dai pugni in faccia, occhi neri, pensieri frantumati dalle paure da poter condividere ed affrontare solo con la vittima delle sue stesse sofferenze, la madre.

E la fatica che hai dovuto fare
da un libro di odio ad insegnarmi l’amore

Hai smesso di sognare per farmi sognare
le tue parole sono adesso una canzone

Cambia le tue stelle, se ci provi riuscirai
e ricorda che l’amore non colpisce in faccia mai
figlio mio ricorda
l’uomo che tu diventerai
non sarà mai più grande dell’amore che dai

Non ho dimenticato l’istante
in cui mi sono fatto grande
per difenderti da quelle mani
anche se portavo i pantaloncini
la tua collana con la pietra magica
io la stringevo per portarti via di là
ma la magia era finita
restava solo da prendere a morsi la vita

Nell’incedere del brano la delusione e l’infelicità lasciano spazio al coraggio, alla voglia di rivincita, alla necessità di dare all’amore un volto e un futuro diverso.

Lo sai che una ferita si chiude e dentro non si vede
che cosa ti aspettavi da grande, non è tardi per ricominciare
e scegli una strada diversa e ricorda che l’amore non è violenza
ricorda di disobbedire e ricorda che è vietato morire, vietato morire

Non è mai troppo tardi per risalire, per riprendere in mano le redini della propria vita, per cambiare direzione, per dire basta alla violenza e al lutto che ogni umiliazione trascina con sé. È questo il messaggio che Ermal Meta consegna alla sua scrittura, riaprendo una ferita solo per cercare di ricucirne altre, offrendo conforto alla solitudine e al senso di sconfitta di chi sta combattendo il suo “lupo”.

 

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