Elettroshock – Capovilla dona voce alla poesia visionaria di Artaud

Il Teatro della crudeltà di Antonin Artaud in scena nell’ex Ospedale psichiatrico di San Salvi – La lettura spietata di Pierpaolo Capovilla incontra la pluralità sonora del Tempo Reale Electroacoustic Ensemble, dando vita a una performance lacerante in cui rivive il dramma della detenzione coatta legata ai problemi psichici.

Una condizione esistenziale di segregazione e di sfruttamento del corpo e dell’anima che Antonin Artaud ha reso in tutta la sua crudezza in Succubi e supplizi. Concepito nei primi mesi del 1946 nel manicomio di Rodez – stazione finale di una lunga tortura iniziata nove anni prima e segnata da sofferenze e mortificazioni indicibili, fra cui più di cento elettroshock -, il testo verrà dettato a una segretaria, che l’editore Louis Broder aveva messo a disposizione di Artaud.

L’opera è una sorta di stenografia in cui psiche e corpo si insidiano e si sopraffanno, in un percorso di scrittura vocale che agisce direttamente sui sensi del lettore/ascoltatore, catapultandolo in quell’abisso di dolore e di lotta per la libertà in cui si annullava ogni forma di dignità. La poesia diviene una forma di sopravvivenza fisica e la carcassa nel quale è costretto l’oggetto di questa poesia. La scrittura non è altro che scrittura del corpo su cui non riesce più ad esercitare il controllo.

Io sono questa forza: captata, espropriata, rubata, perseguitata, sottratta, alla ricerca del proprio corpo, di un corpo martirizzato in nome di dio.

Il corpo, bisognerebbe riprenderlo in qualcosa che assomiglia ancora a un soggettile, al volto come soggettile, l’abisso insondabile della faccia, dell’inaccessibile facciata.

Perché dio col suo vero nome si chiama Artaud ed è il nome di questa specie di cosa innominabile tra il baratro e il nulla…

Pierpaolo Capovilla è riuscito ad infiltrarsi in questo spazio angusto, donando voce all’indicibile dettato da Artaud con l’accompagnamento musicale di un ensemble d’eccezione diretto da Francesco Giomi. Suoni e parole si sono fusi perfettamente in un crescendo di emozioni che ha tenuto il pubblico incollato alle sedie in rispettoso silenzio per l’intera durata dello spettacolo, per poi sciogliere tutta la tensione in uno scrosciare lunghissimo di applausi.

Un omaggio a un’artista che ha vissuto sulla sua pelle la tragedia della malattia mentale e l’assurdità dei suoi rimedi. Ma anche un modo per ricordare, per riflettere, per fare in modo che certe cure disumane non vengano usate mai più.

L’elettricità è un corpo, un peso,
il bombardamento di una faccia,
la calamita compressa di una superficie respinta dall’esterno
di un colpo,
sul margine di tale colpo,
pugno blu della mia mano verde di disperazione e di collera
che colpisce, un giorno in cui
davanti al colpo
il buco che stavo per inferire alle cose
mi afferrò la mano
non per ripararsi da un danno
ma per essere il padrone,
finalmente.

Elettrochock non è stata una semplice performance, ma un viaggio interiore tracciato dalla lettura impietosa e sentita di Capovilla e dalla commistione di acustica ed elettronica del progetto Tree. Un percorso che parte dal fondo dell’abisso per risalire verso l’alba di un nuovo spazio di autoderminazione, spinti dall’imperativo di Artaud, che dedicò tutti i suoi sforzi di uomo e poeta alla riconquista del suo corpo.

sono sempre stato qua,
sempre stato corpo,
sempre stato uomo.

Voce recitante Pierpaolo Capovilla

TEMPO REALE ELECTROACOUSTIC ENSEMBLE
Conduction Francesco Giomi
Viola, violino elettrico e live electronics Michele Foresi
Chitarra elettrica e live electronics Andrea Gozzi
Basso elettrico e sintetizzatore Salvatore Miele
Batteria e percussioni Stefano Rapicavoli
Sintetizzatori Giorgio Spedicato

Con il sostegno di Estate Fiorentina 2017
In collaborazione con Chille de la balanza – SPACCIAMO CULTURE

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