Dente: “Scrivo canzoni attraverso i miei limiti”

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Firenze – Nel pomeriggio di ieri, presso RED la Feltrinelli, Dente ha presentato al pubblico la genesi del suo ultimo progetto discografico, svelando curiosità e retroscena legati alla composizione dei 20 brani di “Canzoni per metà”. Un disco che vede Dente fare i conti con il suo passato, esistenziale e professionale, un punto di arrivo e conquista che chiude un cerchio aperto 10 anni fa con “Anice in bocca”, ma nello stesso tempo un punto di svolta nella scrittura cantautorale del Peveri. Il cambiamento maggiore si evince nella stesura dei testi, la forma canzone è stata completamente destrutturata e messa a disposizione della sensibilità dell’ascoltatore, prestandosi a molteplici interpretazioni.

“Ho raggruppato in questo disco 20 canzoni che stavano bene insieme. Le canzoni sono come persone che aspettano un treno alla stazione. Quando i brani convivono perfettamente tra loro, li metto nel loro contenitore-treno e inizia il loro viaggio. La forma-canzone è relativa, ci sono delle cose che si possono dire anche con una strofa sola, o con un ritornello. La canzone ha una dignità indipendentemente dalla sua forma, dal numero di strofe, o dalla presenza di ritornelli. Io  amo la sottrazione, cerco di dire tante cose con poche parole e poca musica. La musica in fondo non esiste, non la puoi vedere, puoi solo fotografarla e plasmarla in tantissimi modi diversi.

Non penso quando scrivo una canzone, non penso alla tecnica, spesso nascono da una frase che mi viene in mente o che sento e che modifico e scompongo per renderla interessante. Quando penso a una frase che mi piace la associo subito a una melodia. Prendo appunti quando sono in treno e appena sono con la chitarra provo a mettere le mie intuizioni in musica. A volte dice già tutto quella frase.. altre volte dallo spunto parte un flusso ed esce fuori una canzone più lunga. Non c’è una regola. Nascono così.. a volte mi chiedo pure io come ho fatto, da dove mi son venute fuori certe parole, ci sono cose che non si possono spiegare.”

Una narratività ricercata, che si avvale di una scrittura sincera, puntando a un pubblico intelligente e in grado di andare oltre le convenzioni musicali. L’ascoltatore è implicitamente invitato a completare i pezzi come se si trattasse di un puzzle, proiettando in essi sentimenti e creatività.

“La mia scelta nasconde una sfida, ora che tutti i miei colleghi stanno andando verso la radio e il ritornellone, io ho lasciato al pubblico il compito di capire le mie intenzioni. Oggi la musica pop va incontro al volere del pubblico, delle case discografiche, delle radio, io ho seguito una strada diversa, ho voluto fare una cosa sincera, vedere se il mio pubblico avrebbe capito, fregandomene delle logiche che stanno intorno alla scrittura della canzone.”

Una scelta coraggiosa portata avanti da Dente in quasi totale autonomia. I venti brani sono stati infatti autoprodotti in “cameretta” senza la backing band che l’ha accompagnato fin dagli inizi. Solo a disco concluso Dente ha deciso di “trascrivere in bella” i componimenti in uno studio di registrazione, servendosi dell’aiuto di Andrea Appino.

“I mezzi a mia disposizione erano pochi e rudimentali. Nello studio di Livorno ho avuto la possibilità di levigare il lavoro aggiungendo il pianoforte, la batteria, i sintetizzatori. Ho dovuto usare i miei limiti e farli diventare dei punti di forza. Il disco è molto semplice, ma con un suono di batteria strano, dovuto appunto alle mie difficoltà da autodidatta. Avere dei limiti ti fa scoprire delle strade interessanti.”

Meno della metà dei brani supera i due minuti, tutti ambientati in un’atmosfera di pascoliana memoria, costellata di cose piccolissime, intime, sentimentali, di autocitazioni, il disco ritrae e condensa in spazi ridotti il resoconto emozionale di 40 anni di vita. Una reazione all’angoscia per lo scorrere del tempo attraverso il disincanto infantile, una lettura della realtà con lo sguardo stralunato di uno scrittore che guarda le cose con gli occhi di un bambino. Una scrittura incorrotta dalle ansie tipiche degli adulti, una creatività fatta di curiosità, di piccole scoperte, di ricordi, di amori, di bellezza senza filtri.

Una meraviglia che però deve fare i conti con la realtà e con le sue dinamiche. Ma anche nel mettere in contatto un album così delicato con il mondo della diffusione mediatica Dente ha scelto la via dell’originalità, presentando il suo primo singolo “Curriculum” attraverso una maratona di dirette facebook che ha tenuto incollati i fan allo schermo dei loro dispositivi per 12 ore.

“I social non hanno mai influenzato il mio modo di scrivere, ho sempre amato la sottrazione, anche quando l’internet era solo una fantasia. Da ragazzo ho scritto dei libricini. Uno di questi si chiamava ‘immagini’, ed erano dei racconti brevi dalla 2 alle 20 righe, immagini di sensazioni. I social portano la gente a scriverti, ad arrabbiarsi se non rispondi, a volte si perde un po’ la ragione, ho ricevuto messaggi anche inquietanti. Le persone prima si inventano chi tu sei, ti scrivono, la loro idea crolla, e loro cambiano opinione, senza però mai capire nulla di come è un’artista realmente. Il fan tende sempre ad idealizzare l’artista, senza capire che alcuni lati della personalità si limitano all’ambito professionale.”

Dal potere disturbante dei social è un attimo passare a parlare dei talent, e in particolare della partecipazione di Manuel Agnelli ad X Factor.

“Devo essere sincero, non ho mai visto questo talent in vita mia. Questi programmi non credo facciano bene alla musica e ai ragazzi che ci vanno, diventando i fenomeni dell’anno, per un anno. Il punto di arrivo non è diventare famosi, ma esprimere quello che si ha da dire. La cosa brutta è che fanno credere che il punto di arrivo è essere riconosciuti per strada, ma non gli dicono che è una celebrità a scadenza, è una catena di montaggio di personaggi che si sostituiscono uno all’altro nel corso degli anni.”

Tante altre le riflessioni interessanti che hanno tenuto vivo questo incontro, dagli aneddoti sulla sua vita privata prima di dedicarsi completamente alla musica, all’importanza della competizione artistica come spinta al miglioramento, fino all’esecuzione di alcuni brani di “Canzoni per metà” e al confronto con il ‘pubblico intelligente’ difeso con la stessa cura ed ironia con cui Dente impreziosisce l’indispensabile “mestiere di cantautore in cui è inciampato fortuitamente e fortunatamente”.

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