Clementino e il riscatto dei “Ragazzi fuori”

clementino ragazzi fuori

Un brano ispirato al disagio sociale delle nuove generazioni, di cui lui stesso ha sofferto le dinamiche, quello portato all’Ariston da Clementino, il rapper campano alla sua seconda partecipazione al Festival dopo il settimo posto dello scorso anno.

Il testo della canzone, composto a quattro mani con Marracash, rispecchia le due anime dei suoi autori, fondendo in un unico brano lo stile inconfondibile di Clementino e la profonda attualità di una storia fatta di “Ragazzi fuoriin cui convivono le culture opposte dei due rapper. Una generazione al margine, costretta a scontrarsi fin da subito con le insidie di una società sempre più insensibile ai bisogni dei suoi figli.

Resto fino a quando sorriderai, non ti sveglio in questo sogno
scriverò sui muri della città storie di ragazzi fuori

Ricordo i passi, i calcinacci e tutto in quel momento
i primi viaggi da ragazzi e quando eri contento
non bastano risate qua per stare più sereno
se questa vita ti ha servito pane col veleno

Fin dal suo incipit “Ragazzi fuori” non è semplice denuncia, ma desiderio di non rendersi complici dell’infelicità, del degrado, della sconfitta umana e sociale di chi manda giù ogni boccone amaro che la vita gli serve senza colpe. Un chiaroscuro di ricordi, di sogni a metà, di sorrisi da riconquistare e rendere più resistenti di una fragile risata di circostanza.

Una giornata normale
buttato in un locale
quando tutto sembra uguale
giochi a carte con il male
e con due piedi dentro
beh ci sono stato anch’io
quando rischiavo il fondo
inginocchiato a un falso Dio

Ma Clementino non si limita a scrutare tutto dall’alto, e sceglie di mettere la sua esperienza e i suoi errori a servizio del brano e del suo messaggio. Un monito rivolto a tutti coloro che cedono alle lusinghe offerte dal divertimento facile, che promette di lenire la noia invitando a percorrere strade solo all’apparenza prive di ostacoli.

È passato un altro inverno ragazzi fuori
sotto il cielo e le rovine di palazzi e cori
aspetto il treno delle tre qui dalla ferrovia
mi dici “come stai” ti dico “come vuoi che stia”
tutto si aggiusta via, ancora attendo
non comprendo questa giusta via
per quanto tosta sia non stare più in balia
è questo schifo che ha buttato tutta l’energia
di questa vita mia

Siamo ragazzi soli
perdonateci signori
di queste intrusioni
ma quali illusioni
nuovi messaggi
nuove generazioni
nell’aria delle menzogne
e del buio
siano ragazzi fuori

Una canzone che diventa veicolo di speranza per quei ragazzi abbandonati a se stessi e al proprio destino di perdizione, per mostrare loro un’alternativa, un rifugio, un barlume di bellezza in un mondo che sembra aver perso la bussola dei suoi valori.

 

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