Cioran e l’Equilibrio del mondo – “Nessuno può evitare la condanna alla felicità o all’infelicità”

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L’apparente simmetria delle gioie e dei dolori non deriva affatto dalla loro equa distribuzione: è dovuta all’ingiustizia che colpisce certi individui e li costringe così a compensare con il loro abbattimento l’incuranza degli altri.

Subire le conseguenze dei propri atti o esserne preservati, questa è la sorte degli uomini. Tale discriminazione si attua senza alcun criterio: è una fatalità, una divisione assurda, una selezione bislacca. Nessuno può evitare la condanna alla felicità o all’infelicità, né sottrarsi alla sentenza originaria, al tribunale funambolesco le cui decisioni si stendono tra lo spermatozoo e la tomba.

Vi sono quelli che pagano tutte le loro gioie, che espiano tutti i loro piaceri, che devono rendere conto di ogni loro oblio: non saranno mai in debito di un solo istante di felicità. Ogni loro brivido di voluttà è stato coronato da mille amarezze, come se non avessero alcun diritto alle dolcezze consentite, come se i loro abbandoni mettessero in pericolo l’equilibrio bestiale del mondo…

Furono felici contemplando un paesaggio? Lo rimpiangeranno in imminenti affanni. Furono arditi nei progetti e nei sogni?

Si risveglieranno presto, come da un’utopia, redarguiti da sofferenze fin troppo positive.

Vi è dunque chi viene sacrificato e paga l’incoscienza degli altri, chi espia non soltanto la propria felicità ma anche quella di sconosciuti. In questo modo si ristabilisce l’equilibrio, la proporzione delle gioie e delle pene diventa armoniosa. Se un oscuro principio universale ha decretato che voi apparteniate all’ordine delle vittime, calpesterete per tutta la vita quel minuscolo lembo di paradiso che celavate in voi, e quel po’ di slancio che traspariva dal vostro sguardo e dai vostri sogni si contaminerà di fronte al’impurità del tempo, della materia e degli uomini. Come piedistallo avrete un letamaio e come tribuna un armamentario di tortura. Non sarete degni che di una gloria lebbrosa e di una corona di sputi.

Cercare di tener dietro a coloro cui tutto è dovuto, per i quali tutte le strade sono libere? Ma la polvere e la cenere stesse si leveranno a sbarrarvi gli sbocchi del tempo e le vie d’uscita del sogno. Qualunque sia la direzione che prenderete, andrete a impantanarvi, le vostre voci grideranno soltanto gli inni della melma e le vostre teste chine sul cuore, dove non alberga che la pietà di voi stessi, saranno appena sfiorate dal respiro dei fortunati, trastulli benedetti di un’ironia senza nome, e non più colpevoli di voi.

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