Report/ L’apatia provocatoria di Calcutta conquista Monteforte

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Grande successo per la tappa irpina di Calcutta – irriverenza, disordine, genuinità, sigarette sempre accese, Savastano a sorpresa sulle note di “Oroscopo”, euforia, pubblico che intona a memoria l’intero repertorio del live, la dedica alla signora sul balcone – questa la rivoluzione “Mainstream” che il cantautore di Latina ha portato sul palco di Monteforte. Una rivoluzione fatta di cori all’unisono che fondono le voci e i cuori, in quell’abbraccio malinconico che ci fa sentire così distanti dal mondo, ma così vicini a quei brani che trasformano i nostri piccoli drammi quotidiani in musica. Nella loro stravagante semplicità i testi di Edoardo riescono a raggiungere una fetta di ascoltatori sempre più ampia, perché, pur rivolgendosi a una generazione di ventenni disagiatamente romantica, hanno una dote pop che empatizza con qualsiasi età.

La serata, organizzata dal TILT – tattoo bar events – insieme ad EleMenti e a un’Amministrazione Comunale all’avanguardia, parte con il riscaldamento muscolare targato Vinyl Gianpy. L’atmosfera ci mette poco a riscaldarsi, la piazza è gremita di gente pronta ad esplodere.

Alle 22:30, sulle note di “Limonata” è il momento di Calcutta, che sale sul palco con la sua band e l’inconfondibile cappellino verde.

Mangio la pizza e sono il solo sveglio in tutta la città
Bevo un bicchiere per pensare al meglio
Per rivivere lo stesso sbaglio

Attacca “Frosinone” ed è subito delirio. Per respirare ed evitare gomitate mi defilo nelle retrovie ad osservare il concerto senza confodermi tra gli adolescenti impazziti. Si va a ritroso nel tempo con l’amara ironia di “Cane”, per poi proseguire con “Fari”, regalata via whatsapp a numerosi fan solo pochi mesi fa. “Ultimo brano un po’ così, o come dire, in acustico, e poi cantiamo brani più allegri” – con le solite frasi sconnesse e presentazioni bizzare, Calcutta annuncia “I Dinosauri”, sconosciuto ai più.

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Come annunciato il live detona con l’esecuzione dei componimenti di “Mainstream” – “Milano”, “Gaetano”, “Le barche”, “Dal verme”, fino alla canzone che ha segnato la svolta determinante per il suo successo, la poesia post moderna di “Che cosa mi manchi a fare”. “Volevo solo scomparire in un abbraccio”, e molti lo fanno davvero. Chi non può, invia note audio al proprio amore, come il tipo davanti a me.

La scaletta prosegue con “Albero”, “Pomezia”, “Amarena”, “Del verde”, fino ad “Arbre Magique”. Brevi gli intermezzi tra un brano e l’altro, la dedica alla signora che lo segue incuriosita dal balcone, quella a Shbarra, e l’impertinente consiglio nosense per affrontare al meglio le situazioni: “Per superare le paure servono le zozzerie”.

Parte “Oroscopo”, e sul palco appare a sorpresa Enzo Savastano, sì proprio colui che ha combattuto l’indie a suon di sarcasmo, che duetta con Calcutta intonando (ma non troppo) l’ultimo brano del suo pseudo rivale.

Tripudio di occhi sbalorditi, cori esaltati, e telefonini rigorosamente alzati.

Per la delusione di alcuni manca il momento karaoke, nessuno dei fan ha l’onore di salire sul palco, e il live si conclude con un unico bis, con l‘esecusione di “Che cosa mi manchi a fare” piano e voce.

Calcutta torna sul palco dicendo di aver dimenticato di dire una cosa importante, ma in realtà augura solo un buon ferragosto a tutti. L’ora scarsa della performance è volata, ma ai presenti resta la possibilità di scatenarsi con la playlist scelta dal Vynil Gianpy, che con il suo folle e coinvolgente entusiasmo fa ballare tutta la piazza fino alle due del mattino.

Nonostante l’ora non mancano i ringraziamenti del Sindaco, visivamente felice e soddisfatto della serata appena trascorsa, come noi, che anche questa volta torniamo a casa con una storia e un sorriso in più (e in Irpinia non è una cosa scontata).

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