A Natale siamo tutti più indie

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A Natale siamo tutti più buoni? Non necessariamente. Rotolando tra un pranzo e una cena, ecco un po’ di sano sarcasmo e immancabile malinconia tra le note della mia playlist indie-natalizia:

Quest’anno a Natale volevo scappare
Non ero più un grado di sopportare

canta Brunori Sas nella sua “Vigilia di Natale”

È che spesso a Natale mi viene il magone
con le luci, il presepe e tutte quelle persone
Con i pacchi dei regali, con le facce tutte uguali
col boccone sempre in bocca come un branco di maiali.
E pensare com’era bella questa notte 30 anni fa
alla luce di un’altra stella, alla luce di un’altra età.

Ennesima portata all’ennessimo cenone, tutto si riduce a un continuo ingurgitare tra gli schiamazzi dei parenti indiscreti, mentre sogni e speranze passano veloci nella testa. Fino a deprimerci. Fino a farci desiderare la morte.

Ma poi ti fermi un secondo e rimani così,
A pensare che il peggio è passato, ad un passo da qui.

Ma con Brunori siamo solo all’antipasto e non è ancora tempo di “mettersi a dieta”.

Eccoli qua, sono già arrivati i parenti affamati,
Mi strappano le guance a suon di ganascini,
Intanto si divorano le mie tartine.
“Sei un uomo ormai, ma come sei sciupato,
Non sei neanche pettinato.

Ecco arrivare puntuali i parenti degli Zen Circus, che in “Canzone di Natale” ironizzano sul classico nipote a secco che attende speranzoso il regalo della nonna, per poter sopravvivere al pranzo e raggiungere le Nike di renna nuove consegnate dal boss del Natale s.p.a. alla stazione.

Fa che nonna mi abbia regalato i contanti,
E non il solito paio di guanti
Mamma dice: “non aspetti neanche il panettone,
Dimmi dove te ne vai, coglione!”

Non va molto meglio fra le strade del “Natale a Milano” di La Crus.

Questa piazza così piena mi lascia un vuoto che fa pena

Anche Emanuele Colandrea ci regala un ritratto desolato ed acustico delle vie natalizie in “24 dicembre”

Facce vuote, tasche piene, mani fredde, congelate

Solo gente da evitare, e si aspetta mezzanotte tra i ricordi corde rotte

Arriva implacabile il senso di solitudine e malinconia che assale i più deboli. E non solo di stomaco.

Al centro di ogni mia annuale tragicomica disperazione senza colpe ci sono loro, i Subsonica con “Coriandoli a Natale”, a ricordarmi che questo rimarrà sempre un giorno in cui sentirsi inutili.

È semplice ma..ma non dire che
la vita ti prende soltanto alle spalle.

È inutile sai, vorrei ma non puoi

toccarmi nel cuore, entrarmi negli occhi

Ma scommetto che poi…
Tu te ne andrai

Ma basta poco per servire all’umore una giusta portata di acidità, grazie alle melodie graffianti di Elio e le storie tese con “Baffo Natale”. Una canzone sulla corsa frenetica al regalo più inutile ed inutilizzato dell’anno, ‘puntualmente’ acquistato all’ultimo minuto.
Posto che a Natale c’è uno scambio di regali
Che i regali vanno presi, impacchettati, poi li metti sotto l’albero
Posto che il problema principale è procurarsi dei regali
Non importa cosa prendi, l’importante è che li prendi
Ma quando un bambino ha già conquistato tutti i regali cosa fa? Ce lo dicono gli irriverenti Management del Dolore Post Operatorio, che in “La rapina collettiva” inscenano una guerra tra i pastorelli del presepe.

Quel bimbo ha capito tutto
se lo vedete non ci credete

La mamma mangiava il pandoro
mentre il creatore era stato creato
non s’era accorta che Cristo era nato
tra due soldati ed un carro armato

Una riflessione più intima e notturna ci è offerta invece da Piero Ciampi con “Il Natale è il 24”. Le strofe del brano sono una lista dei caduti (non nella guerra tra statuette), un elenco di perdite e perdenti, di vittorie negate e di sconfitte sofferte. Ce n’è per tutti. Dal lutto alla malattia, dalla droga alla mancanza di amore.

È Natale il 24.
Non riesco più a contare,
la vita va così…

Ho una folle tentazione
di fermarmi a una stazione,
senza amici e senza amore.

I componenti de Lo Stato Sociale sono stati così indie da limitarsi a lasciare una frase dedicata su facebook (magari chissà, fra un anno prenderà le forme una canzone)

Le peggiori storie che pensavi di aver sepolto nel passato
le ritroverai tutte insieme
nei messaggi di auguri di Natale

Insomma, nessuno può sfuggire al passato, ma soprattutto: nessuno può sfuggire al Natale. E ai suoi riti culinari, fra sogni, cibo, ricordi, cibo, magia, cibo, delusioni, cibo.

E per chi ancora non avesse lo stomaco distrutto.. ci sono I Cani con “Il pranzo di Santo Stefano”.

Il primo Natale che tornai a Roma in anticipo non ero preparato alle tue zie di Firenze: mi ritrovai a pranzo che avevo già mangiato e i cugini avevano i nomi fuori moda dei nonni.

Mi sottoposi docile a una curiosità sincera e minuziosa, per quanto benevola. “È il primo ragazzo di Claudia, non lasciamocelo scappare.”

Più tardi in camera tua la porta era senza la chiave, entrò tua nonna e la sua faccia era di scusa più che imbarazzo. La stessa che feci io quattro anni dopo, quando ti vidi insieme al tuo primo nuovo ragazzo.

E con questo testo scanzonato si conclude la mia playlist anti-natalizia. Ma non può mancare un classicone delle feste, rigorosamente eseguito da una super band indie: I Fast Animals and Slow Kids.

Stasera ce ne andremo a ballare per strade e a brindare un saluto
E un cordiale fanculo ad un altro Natale

da chiarasonica e dai Modena City Ramblers.

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